Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Francesca Leone, ritratti di pace ma quelle tele sembrano cinema

Postato da on giu 26th, 2009 e file sotto Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

fotooperafrancescaleoneMOSCA – Il buono, il brutto, il cattivo? Per Francesca Leone, figlia del grande regista Sergio e pittrice d’una virtuosa sensibilità, questa distinzione non può esistere. Perché lei, da fine ritrattista, cerca una santità postmoderna, sottilmente laica, fatta di impegno civile e politico, e di eroismo dei principi democratici. E ha saputo conquistare un’attenzione critica proprio attraverso i volti di personalità illustri che hanno segnato nel bene, ma anche con ripercussioni tragiche per la loro esistenza, la storia più contemporanea del pianeta. E la sua galleria vertiginosa di personaggi epocali, costruita con uno stile personalissimo, fatto di arguta lettura introspettiva e una trascrizione dinamica dei tratti somatici, sfila al Moscow Museum of Modern Art nella mostra “Francesca Leone: Beyond Their Gaze (Oltre il loro sguardo)”, visitabile dal 26 giugno al 23 luglio sotto la cura di Maurizio Calvesi, con il contributo nei testi critici del catalogo (Cigno GG Edizioni) di Claudio Strinati, soprintendente al polo museale romano che già ha accolto Francesca Leone nelle sale quattrocentesche di Palazzo Venezia, e Lorenzo Canova.

Le immagini

L’arte di Francesca Leone viene condensata nella panoramica di una quarantina di opere che, seppur in parte, recuperano saggi di una ricerca iniziale ispirata alle idee futuriste di Boccioni, Severini e Balla, trovano la sua più fascinosa esemplificazione nei ritratti. Piacciono e intrigano i suoi monumentali visi, colti con una percezione quasi cinematografica, come blow up dall’inquadratura dinamica e febbricitante, primi piani che sembrano colti con un’estemporaneità da frame in movimento, che spiazzano la concezione classica di una centralità prospettica, ma fuoriescono dai confini della tela, lasciando che la prorompente personalità immortalata seduca con pochi dettagli del volto. Come scrive Claudio Strinati nel suo testo critico, Francesca Leone “scopre una nuova dimensione, di grande evidenza fisica e di forte impatto simbolico, che travalica l’apparenza immediata ma scruta molto bene nei confini del Reale”.

I suoi sono volti di indubbia e prorompente immediatezza, simboli quasi di un immaginario collettivo, nutriti di un fervore mediatico globale. Eppure travalicano la fredda inclinazione da slogan ideologico per diventare quintessenza di una profondità emotiva. Perché, come osserva Strinati, l’artista si pone ormai su un piano in cui il problema non è più quello della verosimiglianza della pittura ma della “totale adesione tra la pittrice e la sua opera”. Si ritrovano il padre, Sergio Leone, d’una possente intensità, il Dalai Lama, in una dinamica preghiera, Martin Luther King dall’energia introspettiva spiazzante, Malcolm X dallo sguardo acuto e pungente, quasi fulminante, il Premio Nobel per la pace Aung San Suu Ky, come un’icona appassionata, Gandhi, trasfigurato da un colore infuocato che sembra riflettere l’ardore di un pensiero, o magari un semplice monaco tibetano raffigurato nella preghiera come una naturale inclinazione.

Fino a Ennio Morricone, il geniale compositore di tante colonne sonore memorabili per i film di Sergio Leone. Il musicista non a caso ha annunciato pubblicamente la dedica a Francesca Leone, in omaggio alla sua arte e alla sua mostra, di una nuova composizione ispirata ai temi della pace a cui sta lavorando e che sarà eseguita il prossimo anno dall’orchestra sinfonica della Rai di Torino. Proprio in una recente intervista Ennio Morricone non ha nascosto l’emozione nell’osservare la tela che la pittrice gli ha dedicato: “Francesca, nel raffigurare il mio volto, è riuscita a rivelare l’essenza della mia interiorità, ciò che io sento di essere in maniera concreta, ma astratta per chi mi guarda e per questo la voglio ringraziare. Ho provato ammirazione e commozione nello scoprire in Francesca un’artista incredibile, fertile, brava e raffinata. In questo volto riconosco i tratti più intimi e più autentici della mia personalità. E poi, mi sono sempre creduto bruttino e antipatico e invece mi sono scoperto anche un po’ bello. C’è un grande collegamento fra Francesca e suo padre Sergio: i primi piani, che sono in entrambi straordinariamente profondi. Francesca riesce a fare con la pittura ciò che Sergio faceva con il cinema, e questo è per me molto commovente”.


Leggi Ancora

Lascia una risposta