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Google inimitabile brevetto sul sito

Postato da on set 4th, 2009 e file sotto Hi-Tech. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il documento ufficiale del brevetto con la riproduzione dell'homepage di Google

Il documento ufficiale del brevetto con la riproduzione dell'homepage di Google

NEW YORK – Google è riuscita nell’ultima storica impresa: mettere il copyright sulla sua homepage. E’ la prima volta che il design di un sito viene riconosciuto come parte integrante del suo successo al punto da doverlo proteggere come un’invenzione e la vittoria del colosso di Mountain View, California, diventerà sicuramente un precedente: prevedibile la rincorsa al brevetto per altre homepage belle, famose e soprattutto semplici, come quella del rivale Yahoo!, per esempio, o dell’ultimo e agguerritissimo arrivato, quel Bing di Microsoft che sta guadagnando sempre più spazi di mercato (anche perché scaricato di default quando installi Explorer).

Ci sono voluti 5 anni e mezzo perché l’Us Patent e Trademark Office, cioè l’ufficio brevetti di Washington, prendesse la tormentata decisione: davvero quel disegnino semplice semplice meritava il brevetto? L’homepage di Google – con quella scritta multicolore in campo bianco e sotto lo spazio per le ricerche: “Cerca con Google” o “Mi sento fortunato” – è diventata per il mondo del computer quello che una volta era il vecchio monoscopio per la tv: una finestra su un universo tutto da scoprire.

Larry Page & Sergey Brin, i due inventori del gigante che adesso sfida Microsoft, erano così ossessionati dalla necessità di chiarezza dell’homepage da aver dato ordine di non superare le 24 parole in tutto, come scrive Richard L. Brandt, esperto di tecnologia per Business Week nel suo fortunato “Inside Larry & Sergey Brain”.

L’ufficio brevetti aveva naturalmente già protetto con una “patente” il software di Google, quello che utilizza il complicatissimo algoritmo che permette di pescare subito ciò che ti serve nel mare magnum della ricerca web. Ma con la decisione del 2006 (che pure non era arrivata prestissimo: la domanda era stata fatta nel 2004) Washington si era riservata di decidere sulla possibilità o meno di proteggere anche il design.

Ora che la “patente” è finalmente arrivata (come rivela il New York Post) si apre la questione del suo utilizzo.

Come si difenderà Google? Quali saranno le mosse dei concorrenti? E fin dove possono spingersi i limiti della proprietà intellettuale nel mare aperto di Internet?

La storia dell’homepage di Google è parallela a quella del suo fortunatissimo logo. Il primo schizzo fu buttato già da Sergey Brin in persona al suo computer con un programmino grafico semplice semplice.

Per la cronaca, accanto alla parola “Google” c’era anche il punto esclamativo come usa Yahoo! Quel marchietto a colori partorito nel 1998 viene raffinato dal grafico Ruth Kedar che utilizza dei caratteri Catull (un marchio tedesco) e gli dà quell’effetto grafico che rimanda quasi inconsciamente ai cinque cerchi olimpici e che diventerà la sua fortuna.

Ma un’altra caratteristica dell’homepage di Google è il fatto di aver dato vita al primo sito “mutante” della storia. In occasione di particolari eventi (dalle Olimpiadi appunto giù giù fino a Halloween) il marchio viene modificato grazie a quelli che in gergo vengono chiamati “Google Doodle”. C’è anche una specie di concorso web a cui tutti gli utenti possono partecipare disegnando il proprio Doodle. Ma occhio: il brevetto, naturalmente, qui non è garantito…

fonte Repubblica.it


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