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Il computer sulle nuvole…italiane

Postato da on ago 3rd, 2009 e file sotto Hi-Tech. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

cloudkeyIn inglese si chiama “cloud computing” e indica una nuvola di risorse informatiche, ossia di programmi, applicazioni e servizi di vario genere di cui l’utente può usufruire direttamente in rete, senza dover scaricare nulla sul proprio Pc. Basta collegarsi on line e diventa possibile scrivere un documento, preparare un foglio di calcolo o immagazzinare dati importanti da conservare.

In Italia la prima concretizzazione della ‘nuvola’ alla portata dei navigatori è Cloud Hosting e sarà presentato ufficialmente da Seweeb (www.seeweb.it) il prosimo 25 settembre . Realizzato su infrastruttura hardware IBM di tipo BladeCenter e storage SAN DS6800, con un mix di tecnologie di Storage Area Network, virtualizzazione a più livelli, un sistema di workload management, Cloud Hosting è espandibile: grazie ad un sistema di Personal Provisioning, infatti, analizza l’utilizzo delle risorse e informa l’utente quando queste stanno per diventare insufficienti.

Nel caso l’utente decida di ampliarle, il sistema si riconfigura automaticamente per raggiungere la nuova potenza elaborativa. Il procedimento può avvenire anche in modalità manuale e l’utente è libero di decidere a sua discrezione come allocare le 300 SPU (Seeweb Power Units) fornite sui servizi dove occorre maggiore potenza. In questo modo è possibile intervenire sui livelli delle risorse in qualsiasi momento, scalando i propri siti o applicazioni verso maggiori prestazioni.

Dulcis in fundo alla scalabilità delle prestazioni corrisponde la scalabilità dei costi: a seconda delle performance richieste l’utente pagherà un prezzo pittusoto che un altro, a partire da 240 €/anno.

Internet a forma di nuvola

E’ la nuvola il futuro di internet? Secondo il parere di molti esperti del settore parrebbe di sì. Il prossimo step del web dovrebbe infatti assistere alla migrazione delle applicazioni informatiche dal computer desktop o notebook alla rete, secondo varie modalità e offerte proposte da differenti gestori. In un’intervista rilasciata alla rivista Science (www.sciencemag.org) Michael R. Nelson, docente di Comunicazione, cultura e tecnologia presso la Georgetown University di Washington DC, pronostica che entro cinque anni o poco più, ben l’80 per cento delle attività che quotidianamente un utento svolge sul proprio Pc grazie ai programmi che ha installati sull’hard disk, verranno effettuate direttamente on line.

Lo studioso delinea inoltre tre possibili scenari cui lo sviluppo del cloud computing potrebbe aprirebbe le porte: una internet formata da tante nuvole a pagamento facenti capo ciascuna ad un diverso provider, in modo da restare distinte e non interconmnesse tra loro; numerose nuvole che condividono dati ma non applicazioni; un’unica immensa nuvola in cui tutti mettono a disposizione tutto, all’interno di migliaia di interconnessioni sia tra navigatori che provide. Insomma una  ‘open cloud’ che si avvale del contributo di ciascuno, un po’ sul modello dell’open source per capire. In tal senso un manifesto dell’open cloud è già stato firmato dal Forum Open Grid, dall’Open Science Grid (un consorzio universitario che vanta al suo interno Google e IBM) oltre a duecento compagnie e organizzazioni hanno approvato un «Manifesto dell’Open Cloud».

Un’ipotesi quantomai interessante, che consentirebbe una vera condivisione dei saperi e delle potenzialità a livello planetario, la cui realizzazione, a parere di Nelson, potrebbe però essere duramente osteggiata da quei governi che intendono continuare ad esercitare la censura sull’informazione.


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