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Rifiuti Lazio: Stato d’emergenza da cui non si vedono vie d’uscita

Postato da on apr 26th, 2011 e file sotto A.I. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

La Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse ai rifiuti ha presentato in Parlamento la relazione sulla Regione Lazio. Sono preoccupanti le notizie emerse dal report ed estremamente critici i rappresentanti della Commissione in merito al Piano rifiuti presentato dalla Giunta Polverini. Il Lazio vive in una situazione d’emergenza sin dal 1999. Nel 2008 viene commissariato l’Assessorato alle politiche dei rifiuti e nominato un Commissario ad acta che definisce un piano d’uscita dall’emergenza fortemente inefficiente, e che tuttavia poco si discosta da quello presentato dall’Amministrazione Polverini. Il piano sulla carta dovrebbe far sue le direttive europee di riciclo, riuso, e raccolta differenziata, ed entro la fine dell’anno portare la nostra Regione a differenziare il 60% dei rifiuti. Ad ascoltare quanto emerso dai rappresentanti parlamentari il piano è ben lungi dal divenire realtà; la raccolta differenziata è al 12-13%, l’85% dei rifiuti finiscono negli inceneritori, la discarica di Malagrotta è ancora lì e funziona a pieno ritmo, con una capacità giornaliera che viaggia intorno alle 5000 tonnellate di rifiuti. Alla denuncia dei parlamentari si aggiunge quella della lista Bonino Pannella, che attraverso i consiglieri regionali Rossodivita e Berardo, sollecita la Regione con un’interpellanza riguardo la lettera inviata all’Assessorato alle attività produttive e rifiuti circa la richiesta dell’Ingegner Francesco Rando, Amministratore unico del Consorzio che gestisce Malagrotta, di ampliare la cubatura della discarica, che come giustamente sottolineato dall’Onorevole Mosella “continuerà ad ingoiare rifiuti fino al 2013, se non oltre!”. Ma non è tutto la situazione è aggravata inoltre dalle infiltrazioni malavitose che nel Lazio sono pari a quelle di Sicilia e Campania. L’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, come dimostrato nella vicenda della Valle del Sacco, territorio sottoposto a grosso inquinamento, non è in grado di provvedere alle attività di monitoraggio vista l’insufficienza di organico ed il blocco del turn over.


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