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2 mila croci al Circo Massimo in ricordo delle vittime di Cernobyl

Postato da on apr 26th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

26 Aprile 1986. Ore 01:23. L’incidente nucleare più grave della storia. Esplode la Centrale Nucleare V.I. Lenin di Cernobyl in Ucraina. Insieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai Ichi dell’11 marzo scorso è stato classificato con il livello 7 (il massimo) della scala INES dell’IAEA. In ricordo delle migliaia di vittime gli attivisti di Greenpeace si sono dati appuntamento al Circo Massimo a Roma per piantare 2 mila croci in segno di memoria. Una memoria che rimanga ben piantata in ognuno di noi, “Queste croci ricordano simbolicamente le vittime di Cernobyl – dichiara Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia – ciò che abbiamo imparato dall’incidente è che l’energia nucleare è troppo pericolosa per avere un futuro. Una lezione che molti governi, compreso il nostro, si ostinano a ignorare”. Uno studio pubblicato da Greenpeace nel 2006 indica che sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Cernobyl sono stimati in 270mila di cui 93mila letali nei 70 anni successivi all’incidente. E a marzo scorso una squadra di esperti di Greenpeace ha realizzato una serie di analisi nella regione circostante la centrale, riscontrando sia un rischio per la fragilità del sarcofago che attualmente copre il reattore, sia la presenza di alimenti contaminati nella zona. Il sarcofago esterno è stato creato a tempo record tra il maggio ed il novembre 1986, ma purtroppo ogni anno, proprio per la povertà dei materiali usati e per la mancanza di una più seria progettazione, nuove falle si aprono sulla struttura, per un totale di oltre 1.000 metri quadrati di superficie. Alcune fessure raggiungono dimensioni tali da potervi lasciar passare tranquillamente un’automobile, pari a circa 10/15 metri di diametro. La pioggia vi si infiltra all’interno e rischia di contaminare le falde seppur sotto il reattore sia stato costruito a braccia un tunnel per isolare il nocciolo fuso dal terreno.

fonte. Ansa



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