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Catastrofe ad Haiti

Postato da on gen 18th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

 Ancora disordine ad Haiti. A 6 giorni dal terremoto la lotta per la sopravvivenza s’intensifica . Il governo della città ha dichiarato lo stato di emergenza fino alla fine di gennaio e non c’è da meravigliarsi vista la tragedia e il caos che sommergono la città. L’ONU stima che tre milioni di persone sono state colpite dal terremoto e che 300.000 sono senza tetto.
Il problema piu’ grande risulta essere l’organizzazione per la distribuzione di aiuti umanitari, viveri, acqua e medicinali. Nonostante le Ventisette squadre internazionali di soccorritori, i circa 1.500 professionisti e 115 cani la situazione non sembra sanarsi, gli sfollati si moltiplicano e gli episodi di violenza si sovrappongono. 260 uomini e 35 tonnellate di merci sono stati trasportati sull’isola dopo il disastro. Gli aiuti e i soccorsi arrivano tempestivamente dalle diverse nazioni ma ciò non basta poiché si scontrano inesorabilemente con l’ostilità di un luogo già complesso prima della catastrofe naturale.

Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha lanciato un appello per sbloccare circa 194 milioni di euro indirizzati alla distribuzione di viveri per circa due milioni di persone. Contemporaneamente 280 centri di emergenza saranno predisposti per l’obiettivo. E’ previsto che gli Stati Uniti metteranno a disposizione 87 milioni di dollari, le forze Usa hanno già distribuito 130.000 razioni giornaliere di cibo e 70.000 bottiglie d’acqua, nello stesso tempo tre unità di purificazione dell’acqua sono arrivate in città, esse garantiscono una produzione di 300.000 litri di acqua potabile al giorno. La Francia ha invece inviato 260 uomini e 35 tonnellate di merci sull’isola del disastro. Sfamare e dissetare è l’obiettivo principale ma non l’unico. L’emergenza sanitaria s’impone infatti come parallela a quella dell’igiene e della fame. Mentre i soccorritori combattono contro il tempo alla ricerca di persone vive braccate sotto la montagna di macerie, mentre gli operatori umanitari lottano contro il caos per consegnare viveri ai sopravvissuti una nave ospedale statunitense viaggia verso Haiti. Quattro squadre della medicina di emergenza sono sul posto e una quinta è prevista nei prossimi giorni. La Croce Rossa britannica ha istituito invece un ospedale da campo di 300 posti letto.
Come articolare una tale ondata di aiuti e risorse umanitarie? “La cosa principale è quello di cercare di stabilire un ordine presso l’aeroporto in modo da poter avviare i piani per entrare e uscire”, ha detto il colonnello Patrick Hollrah delle Forze aeree. L’aeroporto è stato danneggiato, il porto di Port-au-Prince, distrutto, sarebbe rimasto fuori uso per 60 a 90 giorni, le strade sono in parte non praticabili e senza elettricità o servizi telefonici affidabili tutto si complica. Gli aiuti arrivano con difficoltà e mal coordinazione, a tal proposito nella notte di giovedì gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con Cuba, per agevolare le missioni di evacuazione medica degli aerei americani, ottenendo una riduzione del tempo di volo per Miami.
David Wimhurst, il portavoce della missione delle Nazioni Unite in Haiti in collegamento video da Port-au-Prince Airport fa un ritratto estremamente chiaro dello stato d’animo della città “Si sta lentamente diventando sempre più arrabbiati”.
Migliaia di persone che cercano riparo per la notte, saccheggi nei magazzini alimentari, violenza e paura inquadrano uno scenario di povertà e disperazione . I bambini orfani aspettano con ordine la porzione giornaliera di cibo mentre agli angoli delle strade i corpi accatastati amplificano la paura degli haitiani che mostrano i segni di resistenza degni di una città che ha sempre combattuto.

Fonte  elpais.com , timesonline.co.uk , lefigaro.fr


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