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4 detenuti su 10 sono tossicdipendenti, ma le cure sono d’elite

Postato da on apr 7th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

carcere_1Il tossicodipendente generalmente viene considerato difficilmente recuperabile, come il lupo perde il pelo ma non il vizio, anche se forse invece di parlare per luoghi comuni, sarebbe il caso di chiedersi quante reali possibilità di recupero e cura gli sono concesse. Le carceri italiane come ben sapete sono sovraffollate, ma da chi? 4 detenuti su 10 sono tossicodipendenti, arrestati per possesso di stupefacenti. Alla fine del 2009 i dati riportavano la seguente condizione su 67mila detenuti il 25% erano tossicodipendenti, che secondo la legge ed in virtù del diritto alle cure avrebbero se consenzienti la possibilità di chiedere un trasferimento in centri di recupero. Tuttavia ad ottenere questo “lusso” è solo 1 carcerato su 6. Come mai? Con la riforma del Titolo V della Costituzione la competenza in materia sanitaria è passata alle regioni e nello specifico i centri di recupero vengono finanziati dalle Asl. La retta giornaliera che viene erogata per ciascun ospite del centro è di 27,90 euro escluse le notti ed i festivi, ma di questi soldi non c’è traccia. A lanciare l’allarme è l’associazione romana Villa Maraini e la Saman, associazione che opera a livello nazionale. I ritardi nei pagamenti delle PA sono ben noti, ma in questo frangente abbracciano un arco di tempo pluriannuale. Ad oggi gli istituti sono ancora in attesa delle rette del 2007-2008. L’onere dei pagamenti non ricade però unicamente sul servizio sanitario, per i detenuti infatti a provvedere dovrebbe essere il Ministero di Giustizia, che da quanto dichiara il Presidente dell’associazione Saman, Achille Saletti, ha un arretrato di ben 100mila euro. Il meccanismo è triangolare, le Asl delegano il servizio ai centri, che nel tempo maturano un credito con le aziende sanitarie, non sono loro però ad onorare il debito bensì le banche che successivamente recuperano il denaro dalle stesse Asl. Tuttavia i pagamenti avvengono in media con un ritardo di due anni, così che la banca che ha nel mentre anticipato il credito trattiene gli interessi, con il risultato che il centro invece di percepire 100 avrà solo 97. Ad aggravare questa condizione intervengono i tempi della burocrazia, sulla carta il procedimento di attuazione del trasferimento sarebbe abbastanza lineare: l’associazione dà la disponibilità di accoglienza ed il detenuto fa domanda di trasferimento. Il soggetto viene sottoposto ad un periodo di osservazione volto a certificare il suo status e se viene giudicato idoneo il servizio per le dipendenze rilascia un nulla osta. Le procedure purtroppo non sono così lineari, infatti dopo che il centro dà la propria disponibilità ed i letti vengono riservati, possono passare anche 40 giorni senza che nulla si muova. Il Lazio insieme alla Puglia e alla Sardegna è una delle Regioni più problematiche poiché le giunte stimano i costi di mantenimento in misura eccessivamente ridotta, il costo minimo sarebbe di almeno 60-70 euro al giorno, ma ne percepiscono molti di meno.

Fonte peacereporter.it


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