Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

40 predatori contro la libertà di stampa

Postato da on mag 3rd, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

att_jpgSi può morire per scrivere un articolo che il giorno dopo più nessuno leggerà? I nove giornalisti morti, solo nel 2010,  pensavano di sì e a pensarlo sono anche i 300 ancora detenuti in prigione per le loro idee. Forse queste persone sono i nuovi eroi di un secolo malato, quelli che sanno bene come la penna ferisca più della spada, che vogliono dare l’informazione con la I maiuscola e non scendere a quei compromessi, che non servono a fargli ottenere dei vantaggi nel contratto, come potrebbe accadere in Italia, ma che servono a salvargli la vita o a restituirgli la libertà. Eroi sono anche tutti quei giornalisti  che lavorano attualmente in paesi sotto la continua minaccia di ritorsioni fisiche nel momento in cui non ci si adegui al sistema di informazioni dettato dai poteri forti; che siano politici, capi religiosi, organizzazioni terroristiche il finale non cambia, muore l’informazione con il  giornalista. Oggi è la giornata mondiale della libertà di stampa  e proprio oggi è stata pubblicata la lista dei 40 “predatori” che della caccia a questa ne hanno fatto una missione. In quest’ elenco compaiono Capi di Stato o di Governo, da quello cinese a quello tunisino a quello iraniano, capi religiosi, organizzazioni criminali, come quelle di narcotrafficanti che insieme alla dittatura cubana, ai gruppi paramilitari e alla Farc, rendono l’informazione libera nell’America Latina pressoché impossibile. Vengono aggiunti dei nomi, come quello del Presidente yemenita,  Ali Abdallah Saleh, del presidente ceceno Ramzan Kadyrov, o del Mollah Omar, mentre altri per fortuna, vengono tolti, come quello del capo dei servizi dell’intelligence somala Mohamed Warsame Darwisho o del capo della polizia nigeriana  Ogbonna Onovo. Quando manca la libertà di informazione, manca la possibilità di pensiero e di giudizio, quando alcuni governi impongono la censura con la violenza, sarebbe il minimo che i giornalisti, che lavorano per gli altri governi, facessero sentire la loro voce ancora più forte, per non fare diventare il silenzio troppo assordante.

fonti: Reporters sans frontières


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