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Ad Emilia Morelli è dedicata oggi l’iniziativa ” I migliori 150 servitori dello Stato”

Postato da on lug 20th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il profilo di Emilia Morelli è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/il-centocinquantenario-dellunita-ditalia/al-servizio-dei-cittadini.aspx) nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.
Emilia Morelli nasce a Pavia il 2 novembre 1913, primogenita del medico valtellinese Eugenio e di Giuseppina Meschia. Come tante ragazze di buona famiglia, studia privatamente e solo quando si trasferisce a Roma con la famiglia i suoi genitori pensano di farle conseguire un titolo di studio regolare, naturalmente da privatista. Pochi mesi dopo si trasferisce a Londra per studiare l’inglese in un collegio di Cavendish Square. De putato dal 1924 e poi senatore del Regno dal 1942, il padre occupa un ruolo centrale nella sua vita. Lei lo ammira profondamente e lo accompagna spesso nei congressi ai quali viene invitato. Il 28 novembre 1935 si laurea in Lettere all’Università di Roma discutendo una testi di storia del Risorgimento con Alberto Maria Ghisalberti. Grazie a quest’ultimo frequenta il Vittoriano, sede dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, di cui il professore è segretario generale. Lì viene presto inquadrata come vicedirettore con un regolare stipendio. Il 15 luglio 1936, dopo il successo dell’impresa etiopica, decide di iscriversi al Partito nazionale fascista. Nel frattempo prende avvio la sua carriera acca demica: dal 29 ottobre 1941 al 30 giugno 1948 è assistente straordinaria, retribuita non di ruolo; diventa poi assistente di ruolo in soprannumero e nel 1942 consegue la libera docenza. Durante l’occupazione tedesca di Roma entra a far parte del gruppo clan destino dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Per l’atti vità svolta riceverà nel 1949 un encomio solenne con la seguente motiva zione: «Durante nove mesi di dominio nazista contribuiva validamente ad occultare e sottrarre alla cattura parte dell’Archivio storico dell’esercito. 9 settembre 1943 – 4 giugno 1944».  In realtà durante la guerra ha fatto molto di più. Se suo padre procura nel 1942 i visti per l’espatrio ad alcuni congiunti della moglie di Ghisalberti, (colpiti dalle leggi razziali), dopo l’8 settembre 1943 lei ospita in casa per alcuni giorni la signora Marcella Ghisalberti e il figlio Carlo (che poi trovano una sistemazione nel convento delle suore orsoline polacche di via di Villa Ricotti, la cui superiora si è lau reata in Storia del Risorgimento). Salva inoltre molte bandiere che, ri dotte a brandelli, i militari in rotta hanno abbandonato nell’androne dell’Al tare della Patria e da ultimo assicura i viveri alo stesso professor Ghisalberti, nascostosi al Vittoriano. Con il suo maestro stringe così un legame definitivo, destinato a durare per cinquant’anni. Terminata la guerra, dal 1946 al 1949 insegna come incaricata all’Università di Cagliari. Nel 1950 il senato accademico di Roma la inquadra come assistente ordinario. Nel 1951 diventa segretario generale dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, di cui Ghisalberti è diventato presidente. Alla fine di quello stesso anno l’Istituto italiano di cultura di Londra la chiama a collaborare all’organizzazione di un’importante mostra (inaugurata il 6 dicembre 1951) sull’Italia e l’Inghilterra nel Risorgimento. Su proposta dello stesso Ghisalberti, il 30 marzo 1955 il consiglio di Facoltà la nomina aiuto in base a una normativa del 1948, suscitando una pic cola tempesta accademica. Nello stesso anno partecipa al concorso a cattedra di Storia del Ri sorgimento, bandito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia. Chiamata a metà dell’anno accademico, assume servi zio il 10 marzo 1956. Il collocamento fuori ruolo del suo maestro la riporta a Roma nel 1964. Nel 1970 viene nominata pro tempore direttore dell’Istituto di Sto ria moderna in sostituzione di Rosario Romeo, cui subentrerà ufficialmente il 1 novembre 1977. Avvalendosi della collabora zione di un gruppo di giovani laureati, nell’autunno del 1970 riesce finalmente ad aprire al pubblico il Museo centrale del Risorgimento, pensato all’inizio del secolo e mai realizzato. Nel 1982 le sue sale ospitano una grande mostra per il centenario della morte di Garibaldi. Nel 1983 diventa presidente dell’Istituto di Storia Moderna. E’ quindi l’ispiratrice e la coordinatrice di un’opera ciclopica, indispensabile a tutti gli studiosi della materia: la bibliografia dell’età del Risorgimento, in onore del suo maestro Ghisalberti. Monarchica, viene più volte ospitata a Cascais dall’ex re Umberto II, che nel 1982 la nomina membro della Commissione per la consegna allo Stato italiano dell’Archivio storico di Sua Maestà Umberto di Savoia. Muore a Roma il 13 gennaio 1995. Nel commemorarla, Carlo Ghisalberti ne ha rievocato l’opera appassionata e originale di studiosa del Risorgimento. Tra le sue opere vanno ricordate l’“Epistolario di Nino Bixio” (che la occupò un quindicennio di attività tra il 1939 e il 1954), il successivo “Diario delle cento voci di Giuseppe Massari” (1959), i due volumi del “Diario di fine secolo, Domenico Farini” (1962). A queste vanno aggiunti il riordino e la descrizione dei “Fondi archivistici del Museo Centrale del Risorgimento”, pubblicati dal 1938 al 1991 in ben cinquantadue saggi illustrativi nella “Rassegna Storica del Risorgimento”. Numerose sono le monografie pubblicate nel corso della sua carriera. Tra queste gli studi sulla rivoluzione del 1831 e sulla violenta crisi che allora parve sconvolgere lo Stato pontificio e in modo particolare le sue provincie settentrionali, che analizza ne “L’Assemblea delle Provincie Unite Italiane” (1946) nonché i saggi del 1979 sull’immagine che gli esuli italiani ebbero della Svizzera o dell’Inghilterra, “Il palazzo del Quirinale da Pio IX a Vittorio Emanuele II” (1970) e “La costituzione degli Stati Uniti d’America e i democratici italiani dell’Ottocento” (1991).
La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai Ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume è stato presentato nell’ambito del ForumPA e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.


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