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Afghanistan, tensione nel governo La Lega frena: “Basta polemiche”

Postato da on lug 28th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

afghanistanROMA – Malessere nella maggioranza di governo tra Lega e Pdl sulla missione militare italiana in Afghanistan, dopo le dichiarazioni di Umberto Bossi e quelle del ministro Roberto Calderoli che in un intervista a Repubblica ha chiesto il ritiro dei militari italiani da altre missioni come Balcani e Libano, e il ripensamento di quella in Afghanistan. “Lavoriamo in Afghanistan per la sicurezza anche dell’Italia, quindi anche di Calderoli”, ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, interpellato dai giornalisti a Bruxelles. “Sono tutte opinioni rispettabili – ha aggiunto il titolare della Farnesina – ma sono opinioni personali. Il governo ha una visione che è già stata approfondita, le missioni internazionali sono un biglietto da visita dell’Italia nel mondo”.

E per smorzare la polemica, nel pomeriggio, il Carroccio affida ai capigruppo il compito di chiedere uno “stop” a quelle che definisce “polemiche strumentali”. Non c’è alcun contrasto a livello di maggioranza, spiegano i parlamentari del Carroccio, che rimandano la discussione sulle scelte future al dopo elezioni afgane.

E anche Frattini spiega come la verifica della missione italiana “dipenderà molto dai risultati delle elezioni del 20 agosto”. “Noi vogliamo che quelle elezioni siano credibili – ha aggiunto – e quindi realmente rappresentative del popolo afghano, quindi che ci sia partecipazione adeguata alla urne”.

“La missione in Afghanistan è irrinunciabile”, ha ribadito il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine di un incontro a Palazzo Marino a Milano. La Russa ha poi spiegato che “ci sarebbe un problema solo se la Lega votasse contro. Faccio un appello a non usare questi argomenti per avere visibilità. Questo dibattito se c’è, e non c’è, lo dobbiamo fare prima in Consiglio dei ministri. Non ho mai sentito in Consiglio dei ministri e in Parlamento gli amici della Lega in difformità dalle posizioni del governo italiano”. Rispondendo alle parole di Bossi e di Calderoli, La Russa ha ricordato che “ci siamo assunti degli obblighi per quanto riguarda le missioni internazionali. Se ci sono delle novità si usino le sedi opportune. Io leggo le parole di Calderoli come una garbata precisazione e rettifica alle frasi di Bossi tanto che parla di Kosovo e Libano dove, non è una novità, il governo intende ridurre la presenza”.

Quello espresso da Bossi è stato “un pensiero con il cuore” ha detto il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, che, commentando il desiderio del leader della Lega di riportare a casa i militari, ha chiarito come Bossi “sia sempre molto spontaneo”. Nella realtà, per Castelli “si tratta di capire che cosa fare a livello di interesse del Paese”. Il viceministro ha comunque sottolineato di condividere il “moto dell’animo” del capo del suo partito. Nel dettaglio della missione in Afghanistan, Castelli ha detto che “si sapeva che ci sarebbe stata un’escalation. Deciderà il Consiglio dei Ministri cosa fare. Ma non c’è nessuna polemica tra La Russa e Bossi”.

“Non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’Afghanistan: è il momento di completare quel lavoro” ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini, oggi a Udine. “Penso che i ragazzi italiani, che sono là perché lo Stato li ha mandati, hanno il diritto di non vedere ministri che litigano fra di loro con interviste sui giornali semplicemente per raccogliere qualche consenso o qualche voto in più”. “Hanno il diritto – ha concluso Franceschini – di avere un governo e un Parlamento che compattamente stanno alle loro spalle”.

D’accordo con la proposta della Lega di rivedere gli obiettivi della missione italiana il leader dell’Idv Antonio Di Pietro: “Meglio tardi che mai – ha affermato l’ex pm – siamo contrari al passaggio da una fase di difesa della popolazione ad una fase di guerra guerreggiata”. Ma ha ammesso: “Se c’è in corso una guerra, però, non si può andare lì con i garofani, ma armati di tutto dente”.

Giallo sulla tregua. Giallo su una tregua in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto che secondo il governo afgano è stata concordata con i Taliban nella provincia nord-occidentale di Badghis. L’accordo per un cessate il fuoco è stato annunciato da un portavoce della presidenza a Kabul. Ma il principale portavoce dei taliban ha smentito: “Non abbiamo alcun accordo di cessate il fuoco con le autorità”, ha detto Yusuf Ahmadi. Parole cui ha fatto seguito un’imboscata a una pattuglia della polizia. Nella provincia di Badghis, al confine col Turkmenistan, le operazioni militari sono meno frequenti rispetto ad aree come Helmand, roccaforte della guerriglia, e a tutto l’Afghanistan sud-orientale. Si tratta comunque di un’area dove i talebani, negli ultimi tre anni, hanno guadagnato influenza.

Gb, dialogare con i guerriglieri “moderati”. Per vincere la guerra in Afghanistan bisogna avviare un dialogo con i guerriglieri “moderati”, separandoli dai talebani “irriducibili”. E’ quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, nella scia di quanto già affermato dall’amministrazione Usa di Barack Obama. Miliband – intervenuto al quartier generale alla Nato a Bruxelles per presentare una nuova strategia politico-militare in Afghanistan – ha sottolineato che il “processo di riconciliazione” deve essere condotto dalle autorità afgane, a cui ha chiesto anche di assicurare un “governo credibile, efficace e onesto” a tutti i livelli provinciali e distrettuali.


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