Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Anche la Corte europea si esprime contrariamente ma il governo italiano si sente al di sopra di tutte le istituzioni

Postato da on giu 11th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Siamo all’indomani della fiducia posta dal Senato alla legge sulle intercettazioni telefoniche, norma che getta definitivamente l’Italia alla mercè degli interessi della nostra classe dirigente. Oggi la maggioranza dei quotidiani ha deciso di lasciare una pagina bianca in segno di lutto, perché è in questo modo che muore la democrazia. Il dovere diritto dei giornalisti e della magistratura di accertare la verità ed informare i cittadini delle azioni lecite o meno di chi li governa rappresenta un tassello fondamentale senza il quale l’intera impalcatura del sistema democratico crolla miseramente. La legge in questione ostacolerà le indagini svolte dalla polizia e dalla magistratura, consentendo di mettere sotto controllo solo chi è sospettato di aver commesso reati gravi che sono punibili con pene superiori a 5 anni. Tali controlli potranno essere effettuati per un numero massimo di 75 giorni, escluso i procedimenti per reati mafiosi o atti di terrorismo. Secondo i parametri previsti sarà vietato avviare intercettazioni per fatti diversi da quelli per le quali sono state disposte. Gli inquirenti fanno notare come nella gran parte dei casi, grossi illeciti, vengano alla luce a seguito di intercettazioni per reati minori. Ai cronisti sarà vietato riportare qualsiasi atto di indagine o comunicazioni intercettate, fino alla fine delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Sarà consentita unicamente la trascrizione di riassunti delle vicende giudiziarie in corso. Coloro che trasgrediranno tale regola o riporteranno anche solo il sunto di conversazioni, o di informazioni riguardo soggetti terzi all’indagine in corso, potranno essere multati con ammende fino a 10 mila euro e rischiare fino a 30 giorni di carcere. Gli editori delle testate che trasgrediranno il divieto di pubblicazione potranno essere soggetti ad ammende fino a 464 mila euro, cifra superiore di ben 18 volte a quella dovuta in caso di reati di natura finanziaria. Erano anni che il presidente del consiglio minacciava la stampa, nel 2005 dichiarò di voler proporre la definizione di un testo di legge che predisponeva pene da 5 a 10 anni contro certa attività giornalistica. Ciò che è stato attuato dal nostro governo è contrario a quanto sancito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel 2007 la Corte emise una sentenza di condanna contro le istituzioni francesi per aver perseguito penalmente due giornalisti, a seguito della pubblicazione in un libro degli illeciti commessi dall’amministrazione Mitterand, in merito all’uso improprio di intercettazioni telefoniche. I giudici sottolinearono come il lavoro dei giornalisti sia necessario alla salvaguardia dei regimi democratici ed faccia da freno contro gli eventuali abusi della classe dirigente. Il Tribunale ricordò inoltre che la legge « protegge il diritto dei giornalisti di comunicare informazioni su questioni di interesse generale nel momento in cui questi si esprimono in buona fede, sulla base di fatti esatti e forniscono informazioni “affidabili e precise” nel rispetto dell’etica giornalistica». Il diritto dei cronisti di riportare informazioni e conversazioni in modo esatto è funzionale alla credibilità di quanto sostenuto, alla aderenza ai fatti, alla veridicità dell’informazione. La “legge bavaglio” oltre a ostacolare e minacciare con detenzione ed ammende i professionisti del settore, li esporrà in modo duplice alle pressioni delle istituzioni, concorrendo a generare confusione e disorientamento nel lettore o elettore che dir si voglia, che sarà ancora di più soggetto alle falsità che talune redazioni già oggi diffondono, costringendo ad una fede ceca dettata dall’istinto, pur trattandosi di questioni che con la religione non hanno nulla a che fare.

Fonte Reporter sans frontieres.it


Leggi Ancora

Lascia una risposta