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Anno nuovo problemi vecchi, questo naufrago a chi lo do?

Postato da on apr 27th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

clandestini1Si prevedono nuovi problemi sul versante sicurezza delle frontiere marine, infatti l’arrivo della bella stagione coincide con la ripresa dei “viaggi della speranza” di molti profughi che tentano la fortuna attraversando il mediterraneo e cercando di sbarcare in un paese europeo, che sia Malta o l’Italia a loro poco importa. Molto importa invece a questi paesi che seguono le indicazioni del trattato di Schengen, che per quanto concerne la sorveglianza delle frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa coordinata, però,  presenta delle lacune. Proprio queste mancanze hanno spinto gli esperti del settore a varare una serie di  proposte di risoluzione  da presentare al Parlamento Europeo per integrare il codice in materia di frontiere marittime, ad oggi, tuttavia non si è ancora giunti ad un’approvazione di queste, l’ultima seduta è del mese scorso. Tuttavia i tempi stringono se non ci si vuole trovare, come l’anno scorso, a lasciare uomini, donne e bambini in balia delle onde perché nessuno vuole intervenire, o meglio, perché nessuno vuole accogliere sulla “sua”terra ferma questi poveri disgraziati; il punto  cruciale è la non accettazione da parte di  Malta del principio Place of Safety, posto sicuro, enunciato nel 2004 nell’ambito della convenzione di Solas (2004) che prevede che la nazione che interviene nel spazio marino di sua competenza, per quanto concerne la sicurezza e il salvataggio in mare, il Sar- Search and Rescue, concluda la sua operazione riportando i naufraghi nel suo paese e non nel paese il cui tratto di costa è più vicino al luogo del ritrovamento. Il problema non si porrebbe se Malta, che ha un’estensione territoriale di  315 chilometri quadrati, non  avesse una Sar di 250 000  chilometri quadrati, va da sé che diventa difficile rientrare in tempi ragionevoli sulle proprie coste quando si devono percorrere distanze fino a 500 miglia. Tuttavia Malta non sembra intenzionata a rinunciare al suo spazio di competenza, anche perché i fondi della comunità europea  stanziati per questo settore sono direttamente proporzionati all’estensione della Sar, inoltre c’è chi vede nei 1000 e più chilometri di spazio marino a sud di Malta il confine della frontiera europea rispetto all’africa, che se venisse ridotto potrebbe creare degli svantaggi per quanto concerne il raggio di azione della zona economica esclusiva. Indipendentemente dalle singole volontà di un paese vi è urgenza di trovare una soluzione, che diventerebbe immediata se alla base del provvedimento si mettesse la necessità di salvaguardare e tutelare, sempre e comunque, la vita umana, facendo di questo bisogno il principio ispiratore di quelle integrazione di cui tanto si sente la necessità.   

Fonte: IAI


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