Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Arriva la nuova Alice di Tim Burton “Una fiaba tecno, elogio della follia”

Postato da on lug 28th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

AliceSAN DIEGO – In 125 mila hanno preso d’assalto il Comic-Con di San Diego, il festival del cinema e del fumetto in crescita esponenziale negli ultimi anni, tanto che nel 2012 si trasferirà a Las Vegas. E in 6500 hanno affollato la sala dove sono state presentate le prime immagini di alcuni dei film più attesi della prossima stagione: Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton, A Christmas Carol di Bob Zemeckis e Tron: legacy. Tutti girati con la tecnica digitale per la proiezione in 3-D. A sorpresa sul palco è comparso anche Johnny Depp, il Cappellaio Matto del film di Burton accanto alla compagna del regista, Helena Bonham Carter.

“Ho finalmente deciso di fare un film realistico come quelli di Martin Scorsese” scherza ridendo Tim Burton “Con Alice volevo realizzare un film duro… Intendo dire più vicino alla realtà che alla fantasia”. Il suo Alice in wonderland (uscirà con questo titolo anche in Italia), la cui uscita in sala è prevista il 4 marzo 2010, è la prima “incarnazione” in 3D del celebre e filmatissimo romanzo di Lewis Carroll. “Conosco ovviamente le svariate versioni cinematografiche o televisive di Alice. Mi ricordo persino un porno-musical che vidi negli anni 70. Ma in tutti mi sembra di vedere sempre la stessa ragazza, passiva, che passa da un episodio all’altro ignara, circondata da strani personaggi” dice il regista “Mentre secondo me in Alice non c’è solo Alice. Voglio dire che il mio film è tratto da diversi libri Carroll, compreso “Attraverso lo specchio” e altri scritti. Ho fatto un pot-pourri ispirato a immagini simboliche suggerite dalla sua opera, immagini che hanno generato momenti narrativi classici e immortali per i bambini”.

Quali sono state le innovazioni tecnologiche più interessanti per lei in questo film?

“E’ la prima volta che lavoro con tanto “green screen” e c’erano dei momenti in cui sia io che la troupe dovevamo ricordarci a vicenda chi eravamo e cosa stavamo facendo. Ancora oggi sono un po’ confuso e nervoso all’idea di presentare un film che non è ancora finito, in cui stiamo provando tante cose diverse. Il film usa svariate tecniche, mischiando animazione e azione dal vivo. Per motivi personali non volevo usare il “motion capture”, quando hai attori bravi come questi l’obiettivo è usarli, non riempirli di pallini verdi e metterli in un computer. Ma sono tutte tecniche valide, intendiamoci, non è che una sia migliore dell’altra”.

Continua ad essere convinto dunque dell’uso del 3D?

“Sì, ma solo se non è un trucchetto per far andare la gente al cinema, ma arricchisce l’esperienza cinematografica. Per esempio Alice che si rimpicciolisce diventa un’esperienza visuale più ricca in 3D. Ma quello che conta è sempre la storia, e infatti bisogna poter vedere un film anche in 2D per decidere se è un film che si vorrebbe vedere comunque”.

Tim Burton e Alice sembrano un binomio perfetto: un amore che risale alla sua infanzia?

“Sì e non solo grazie ai libri di Carroll: intorno a lui si è creato un immaginario fatto anche di musica e canzoni rimasto nella testa di tante generazioni ed è importante per l’inconscio. Io però ho cercato di farlo in modo diverso. Non ho mai visto un film su Alice che mi fosse piaciuto fino in fondo. Sebbene le storie e i libri di Carroll siano icone della storia della letteratura, non ho mai trovato un film che trasformasse davvero quelle storie in cinema. Questo sarà il mio tentativo. Ho cercato di dare alla storia una cornice emotiva che prima non c’era. Ci sono sempre strani personaggi, ma ognuno, nel suo immaginario, porta con sé un tipo specifico di “stranezza mentale” che appartiene a tutti noi”.

Si può spiegare meglio?

“E’ il concetto universale di questo tipo di storie, come “Il mago di Oz”: sono sempre un viaggio interiore, i personaggi rappresentano qualcosa dentro la psiche umana, quello che ogni bambino prova nel cercare di risolvere i suoi problemi. Poi c’è chi va in terapia e chi fa film. Sento una grande affinità con questo materiale: senza nemmeno saperlo ho comprato a Londra lo studio che era stato di Bessie Pease Gutmann, l’illustratrice che aveva disegnato la versione del 1905 di Alice nel paese delle meraviglie”.

Come ha scelta il cast?

“Mia Wasikowska, che interpreta Alice, l’ho scelta perché volevo una persona che avesse un peso, una gravità, in cui senti che c’è una vita interna”.

E Helena Bonham Carter?

“Helena ha una grossa testa, sembrava perfetta per il personaggio della Regina Rossa”.

E Johnny Depp come Cappellaio Matto?

“Gli piace travestirsi. I personaggi di Alice sono spesso stati ritratti nella loro follia senza troppo sottotesto. Penso invece che Johnny abbia provato a portare qualcosa, una qualità umana sotterranea dentro la pazzia, ha cercato di capirla più a fondo. Abbiamo cercato di dare a ogni personaggio la sua particolare follia e lui è bravissimo a esplorare queste vie. Credo perché lui stesso è pazzo”.



Leggi Ancora

Lascia una risposta