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Clonazione: in Europa stop per 5 anni a pecora Dolly nel piatto

Postato da on ott 19th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

La Commissione Europea si è espressa a favore della sospensione temporanea per cinque anni della clonazione animale a scopo alimentare nell’Unione Europea anche se non sarà sospesa la clonazione per utilizzi diversi dall’alimentazione, come ad esempio la ricerca relativa alla conservazione di specie in via di estinzione o l’utilizzo di animali per la produzione di prodotti farmaceutici. E’ quanto afferma la Coldiretti nel rendere noti i contenuti della comunicazione adottata dalla Commissione Europea che ha dovuto tenere conto del fatto che la maggioranza assoluta dei cittadini europei e italiani – secondo l’ultima indagine di Eurobarometro – bocciano la possibilità che latte, formaggi e carne provenienti da animali clonati arrivino sulle tavole per motivi ambientali, etici, sanitari ed economici, avendo peraltro ben chiaro il significato della nuova tecnica.

Secondo la Coldiretti “è positiva decisione della Commissione di prevedere una moratoria di cinque anni per la commercializzazione di latte e carne proveniente da animali clonati, come bovini e suini, anche se rimangono perplessità sulla mancanza di chiarezza per quando riguarda la presenza sul mercato della progenie di animali clonati”. Secondo la Coldiretti occorre intervenire anche per impedire l’arrivo sul mercato di latte e derivati provenienti dagli eredi delle mucche clonate che rappresenta un rischio concreto anche per l’Italia che è il piu’ grande importatore europeo di latte e derivati dall’estero. Nell’Unione Europea la Danimarca – ricorda la Coldiretti – è infatti l’unico Stato membro che ha deciso un divieto nazionale sull’utilizzo della clonazione di animali a scopi commerciali, mentre alcuni paesi terzi stanno già utilizzando la clonazione per produrre animali da allevamento. Un allarme che è stato oggetto di una indagine dell’agenzia per gli standard alimentari britannici che ha confermato che la carne prodotta da almeno un toro nato da esemplari clonati e’ stata messa in commercio questa estate in Gran Bretagna illegalmente e verosimilmente e’ stata mangiata.

Gli animali clonati muoiono prima di quelli allevati in modo tradizionale e presentano anche più anomalie alla nascita secondo il documento dell’Agenzia per la sicurezza alimentare europea (Efsa) sulla clonazione dal quale si evidenzia che – riferisce la Coldiretti – secondo gli studi scientifici presi in esame dall’Agenzia, gli animali clonati hanno un tasso di mortalità più alto rispetto agli altri e sono affetti da anomalie dello sviluppo.

La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è – continua la Coldiretti – un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Dopo oltre tredici anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, oggi è possibile clonare un animale con una spesa attorno i diecimila euro e la tecnica – sottolinea la Coldiretti – riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli, con sperimentazioni effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche con un muflone selvatico.

Il 79 per cento degli italiani – sottolinea la Coldiretti – conosce infatti in cosa consiste la tecnica della clonazione animale, ma ritiene che siano chiari gli effetti di lungo periodo sulla natura (81 per cento), che potrebbe compromettere la biodiversità (63 per cento), che causi sofferenza agli animali (52 per cento) e che sia moralmente sbagliata (69 per cento). Il 64 per cento ritiene pertanto che la clonazione a fini alimentari non sarebbe mai giustificabile con la maggioranza dei cittadini che non comprerebbe mai latte o carne da animali clonati e per questo – conclude la Coldiretti – il 78 per cento ha dichiarato che un sistema di etichettatura dovrebbe essere reso obbligatorio qualora fossero venduti prodotti derivati dalla progenie di animali clonati discendenza.


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