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Crisi: nel 2010 assegni scoperti in calo del 16%

Postato da on apr 12th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un’economia ancora convalescente dalla crisi e imprenditori e consumatori che fanno più attenzione al portafoglio. Sembra questo il “mix” di condizioni che hanno determinato, nel 2010, una visibile frenata del fenomeno dei protesti rispetto all’anno precedente e che ha fatto fermare il conto delle promesse non onorate alla cifra di poco più di 3,8 miliardi di euro, contro i quasi 4,5 del 2009.

In termini relativi, nei dodici mesi dello scorso anno i protesti levati nelle province italiane si sono ridotti complessivamente del 7,2% nel numero e del 14,7% in valore. La diminuzione ha riguardato tutte le tipologie di “pagherò”: dagli assegni alle cambiali alle tratte. In particolare, gli assegni sono diminuiti del 16,5% nel numero e di quasi il 22% nell’importo (il valore medio è diminuito del 6%).

Indicatori tutti con il segno meno anche per le cambiali a vuoto che hanno visto ridursi sia il loro numero del 2,6% che il valore medio (-3,5%), con il risultato che i “pagherò” rimasti sulla carta hanno registrato una riduzione del 5,9% rispetto al 2009, per un controvalore totale di poco superiore al miliardo e 850 milioni di euro contro i quasi 2 miliardi dello scorso anno.

Infine, in diminuzione anche le tratte, strumento di pagamento residuale ma ancora in uso nel mondo degli affari: il numero di quelle non incassate nei dodici mesi del 2010 è diminuito del 15,7%, così come il loro valore totale sceso del 3,5% mentre è aumentato del 14% il loro importo medio.

Questi, in sintesi, gli elementi più significativi che emergono dall’analisi sull’andamento dei protesti levati nelle province italiane nel corso del 2010, in base ai dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere per conto di Unioncamere.

Il totale dei protesti
In valore assoluto, i dati indicano che nel corso del 2010 le regioni dove si concentrano maggiormente le mancate promesse di pagamento sono state Lazio, Lombardia e Campania con un monte di scoperto pari, rispettivamente, a 748, 736 e 546 milioni di euro. La Lombardia balza in testa alla classifica se si guarda invece al numero di effetti complessivamente protestati, quasi 230mila, seguita dalla coppia Lazio e Campania rispettivamente con 220mila e 198mila.

La graduatoria cambia se si prende in considerazione il valore medio delle “bufale: il conto più salato lo presentano in Trentino-Alto Adige, con protesti che valgono in media di 3.980 euro contro una media nazionale di 2.774 euro. Seguono i veneti e i laziali che, rispettivamente, hanno firmato impegni del valore medio di 3.494 e 3.403 euro.

E’ invece la Valle d’Aosta, dove però i titoli non pagati sono poco diffusi, la medaglia della regione più virtuosa del 2010: nel loro complesso, i protesti levati rispetto al 2009 diminuiscono di un quarto (-24,9%) in termini di numero e di quasi il 67% in valore. Più staccato risulta essere il Trentino Alto Adige con una riduzione nel numero degli effetti levati pari al 14,9% seguito dalla Campania dove il numero dei protesti è sceso dell’11,1%.

Unica regione in controtendenza rispetto all’andamento medio nazionale è l’Umbria: nel ‘cuore verde d’Italia’ nel 2010 si evidenzia un incremento del numero dei titoli protestati di oltre il 3%.

Al rispetto delle scadenze, i più refrattari appaiono i romani, i milanesi ed i napoletani, che concentrano il numero ed i valori provinciali più elevati nel periodo: in queste 3 province si concentra oltre un terzo (33,6%) di tutto l’insoluto nazionale del periodo. A Belluno e Rieti va invece il primato dei meno indebitati.

A Viterbo e Trento vivono invece quelli che mediamente rifilano le “bufale” più salate: oltre 5mila euro i valori medi dei titoli complessivamente protestati.


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