Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Dal BIT arrivano brutte notizie.

Postato da on apr 2nd, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

1872Un recente studio del BIT, Bureau International du Travail, esecutivo dell’OIL, organizzazione internazionale del lavoro, ente affiliato alle Nazioni Unite che si occupa dei temi legati al lavoro nel mondo, mette in evidenza una mancanza di protezione verso tutti i lavoratori emigranti. Questo nuovo ciclo di indagini, operate da parte di un’organizzazione  che trova il suo scopo nel garantire gli standard minimi internazionali delle condizioni di lavoro e dei diritti fondamentali del lavoratore, dal titolo “L’immigrazione internazionale della mano d’opera; un approccio fondato sul diritto”, riassume in punti salienti quella che è una situazione tutt’altro che rosea. Lo studio parte dall’analizzare i movimenti migratori di mano d’opera, le ripercussioni sui paesi di origine degli immigrati e sui paesi in cui questi si trasferiscono, le tipologie di lavoro, le condizioni in cui questi operano e infine le politiche attuate dai vari Stati volti all’integrazione e tutela dei lavoratori stranieri. L’analisi di tutti questi fattori ha tracciato, per i quasi 150 milioni di lavoratori immigrati nel mondo, di cui il 90% porta con sé la famiglia, una situazione quanto mai desolante; stipendi inconsistenti, contributi non versati, una quasi totale mancanza di protezione sociale a fronte di lavori per lo più pericolosi, impossibilità di aggregarsi in associazione per i diritti dei lavoratori, il tutto accompagnato da discriminazione razziale e xenofobia. Da questo drammatico quadro il BIT rimarca la necessità immediata che il lavoro degli emigranti venga fondato sul diritto, così da trovare la giusta collocazione all’interno della società, gli Stati devono prendere atto dei vantaggi che questa mano d’opera arreca, sia per il paese che la riceve che per quello da cui queste persone partono. Una persona che lascia la sua terra e si trasferisce in un altro paese lo fa perché ha la necessità di trovare condizioni di vita migliori, questo fattore, sottolinea ancora l’indagine, dovrebbe spingere i vari governi verso politiche volte ad una collocazione adeguata di questi, sia come tipologia di lavoro, che come tutela. Gli Stati dovrebbero comprendere che la tanto temuta immigrazione  è un valore aggiunto per ogni nazione, che se tutelata e integrata può portare ricchezza e confronti propositivi.

 Fonti: UN

ilo


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