Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

“Democrazia partecipata” nella Comunità Europea

Postato da on apr 1st, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

firmeIl dopo elezioni regionali in Italia, come in Francia del resto, ha decretato, nostro malgrado, un unico vincitore su tutti, l’astensionismo; i dati su questo fenomeno hanno toccato, ad esempio in Calabria, punte del 59,25% di votanti, praticamente quasi un calabrese su due, avente diritto, non si è recato alle urne. Tale fenomeno è da imputarsi a diverse fattori, primo fra tutti  il disamore che i cittadini hanno ormai nei riguardi della politica, che più volte li ha delusi e lasciati con l’amaro in bocca, il sindaco di Firenze Matteo Renzi si spinge più il là e afferma che la colpa è dei politici che non fanno più proposte e progetti convincenti, come a suggerire la necessità di un tournover di facce note. Diventa difficile pensare ad un radicale cambiamento della classe politica, ma questo non deve inficiare la possibilità di ognuno di noi di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la vita di tutti, anche per questo motivo dalla Comunità Europea è nata “l’iniziativa popolare”. L’entrata in vigore del trattato di Lisbona,  che ha dotato la C.E. di un quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini, ha permesso, a distanza di più di un anno e mezzo, di rendere operativo uno dei punti più importanti stilati durante la sua creazione, ovvero quello che prevede un partecipazione attiva dei cittadini degli stati membri nelle proposte di iniziative che passeranno al vaglio della Commissione europea. Tali progetti, per essere valutati, dovranno essere supportati da almeno un milione di firme di cittadini, fra almeno 9 paesi della comunità (1/3 dei membri della C.E.); queste firme provenienti dai differenti paesi, dovranno essere proporzionali in numero alle dimensioni dello Stato da cui provengono, da un minino di 4 500, per i paesi più piccoli, ad un minimo di 72 000 per i paesi più grandi. Anche non si dovesse raggiungere subito il milione di firme è possibile presentare la proposta, l’importante e averne almeno 900 000 da tre paesi, questa viene registrata e chi la presenta avrà un anno per raccogliere le firme mancanti. Tutte le iniziative che avranno soddisfatto questi prerequisiti verranno valutate dalla Commissione, questa avrà quattro mesi di tempo per decidere si trasformarla in norma, avviare ulteriori ricerche su quel argomento o non portarla avanti, in ogni caso qualsiasi decisione prenda dovrà renderne pubblicamente conto.  Un passo, quindi, verso quella democrazia partecipata che darebbe nuova linfa ad un sistema ormai logoro.

Fonti: asca

Comunità europea


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