Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Diabete e obesità: scoperto un meccanismo che “brucia” i grassi e impedisce l’eccessivo accumulo nei tessuti

Postato da on ott 17th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lo studio, pubblicato sulla rivista Diabetes, è stato realizzato  da un team internazionale coordinato da ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, della Sapienza di Roma e del Scripps Research Institute La Jolla California con il finanziamento della Fondazione Cariplo. 

Un team internazionale, coordinato da Maurizio Crestani ed Emma De Fabiani per l’Università degli Studi di Milano, da Antonello Mai per la Sapienza e da Enrique Saez per lo Scripps, ha scoperto che l’inibizione di alcuni enzimi (istone deacetilasi) mediante speciali molecole, porta a un netto miglioramento delle alterazioni metaboliche tipiche del diabete di tipo 2 e dell’obesità. La ricerca è pubblicata sulla rivista internazionale Diabetes.

Le istone deacetilasi sono enzimi che svolgono un ruolo fondamentale nel controllo dell’informazione genetica e nella regolazione delle funzioni cellulari e del metabolismo. Studi biomolecolari effettuati dal team di Milano hanno dimostrato che l’inibizione di questi enzimi (in particolare dell’istone deacetilasi-3), provoca nel muscolo scheletrico e nel tessuto adiposo l’aumento dell’espressione di una proteina “buona”, nota come “PGC-1á”. Questa agisce come “interruttore molecolare” aumentando l’attività ossidativa dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule.
La maggiore attività dei mitocondri consente di “bruciare” in modo più efficiente i grassi accumulati in questi tessuti e di impedirne l’eccessivo accumulo.

A innescare questo meccanismo sono determinate molecole sintetizzate per la prima volta dai ricercatori della Sapienza nel trattamento dei modelli sperimentali di diabete e obesità, validati dal team di Milano in collaborazione con lo Scripps di La Jolla. Il risultato è stata la significativa riduzione del peso corporeo, una diminuzione della steatosi epatica (un pericoloso accumulo di grassi nel fegato) e un miglioramento della capacità di smaltire un carico di glucosio con conseguente miglioramento dello stato diabetico. 

“Questo lavoro mette in evidenza il ruolo centrale delle istone deacetilasi per la regolazione delle funzioni cellulari del metabolismo alterate nell’obesità e nel diabete di tipo 2” –  commentano Maurizio Crestani ed Emma De Fabiani. “Riuscire a sintetizzare una molecola che agisca in modo selettivo solo su questi specifici enzimi – prosegue Antonello Mai – aprirebbe la strada alla messa a punto di nuove terapie: è precisamente in questa direzione che intendiamo proseguire i nostri studi”.

Team di ricerca 
Università degli Studi di Milano: Maurizio Crestani ed Emma De Fabiani del Laboratorio “Giovanni Galli” di Biochimica e Biologia Molecolare del Metabolismo e di Spettrometria di Massa (Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari),  Uliano Guerrini dell’unità di “Magnetic Resonance Imaging” dello stesso dipartimento, Elena Donetti del Laboratorio di Immunoistochimica degli Epiteli, Dipartimento di Morfologia Umana e Scienze Biomediche;
Sapienza Università di Roma: Antonello Mai, Dante Rotili e Sergio Valente del Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco; 
The Skaggs Institute for Chemical Biology, The Scripps Research Institute, La Jolla California: Enrique Saez – Department of Chemical Physiology.
Lo studio è stato possibile anche grazie al finanziamento della Fondazione Cariplo.


Leggi Ancora

Lascia una risposta