Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Dimostrata scientificamente l’associazione genio-follia

Postato da on mag 31st, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la storia dell’arte e abbia letto la biografia di qualche artista, sa bene come sia facile incontrare nella storia privata di questi personaggi episodi di follia. Nell’immaginario collettivo, d’altronde, è ormai radicato l’assioma  genio-follia, alla base del quale, nella mentalità comune, viene riconosciuto un eccesso di sensibilità, che se da una parte permetterebbe di essere maggiormente in contatto con le cose straordinarie del mondo, dall’altra renderebbe più vulnerabili di fronte ai problemi della vita; ed ecco lì spiegato qualche atteggiamento folle. Un ricerca condotta dal Karolinska Institute svedese offre, invece, basi scientifiche per spiegare questa frequente associazione. Gli studiosi, infatti, hanno rilevato alcune caratteristiche neurologiche comuni tra i malati di schizofrenia e le persone sane, ma particolarmente creative. All’origine sarebbe un deficit nei recettori della dopamina, in particolare il recettore D2. Il Prof.  Fredrik Ullén, coordinatore della ricerca, ha, in effetti, evidenziato che i soggetti che sulla base di uno specifico test sulle capacità di pensiero hanno mostrato una creatività maggiore rispetto alla media, hanno una minor concentrazione di recettori D2 nel talamo a confronto delle persone meno creative. Un’alterazione presente anche negli schizofrenici, il ché  indurrebbe a ritenere che sia proprio questa a poter spiegare la stretta correlazione tra malattia mentale e creatività.
Il talamo funzionerebbe come una sorta di filtro delle informazioni prima che queste raggiungano la corteccia, responsabile dei processi di ragionamento. Una carenza nei recettori D2 nel talamo potrebbe determinare un minor grado di filtrazione e, di conseguenza, un maggior afflusso di informazioni. Questo, secondo il Prof. Ullen, determinerebbe, nei i soggetti nei quali si registra questo deficit neuronale, la capacità di vedere un numero maggiore di soluzioni rispetto alla media, favorendo bizzarre associazioni mentali, così frequenti sia negli schizofrenici che nelle personalità particolarmente creative.

Fonti:  Le Monde


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