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Droga: un mercato sempre più differenziato

Postato da on lug 21st, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il 22 Giugno è stata presentata la relazione annuale sull’uso di droga e sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Comincia da qui la Prof.ssa Carla Rossi, Docente Universitaria esperta in materia. E non è un caso, perché il rapporto, che pure contiene dati di grande interesse, non ha conosciuto la dovuta risonanza mediatica, segno di un calo di attenzione nei confronti del problema droga. Ed è questo il punto su cui la Prof.ssa Rossi insiste: «Negli ultimi anni l’interesse generale su questo argomento è diminuito». Questo, tuttavia, non significa che il fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti sia realmente più contenuto, c’è semmai una diversa percezione della figura del tossicodipendente che, se una volta veniva identificata con l’immagine stereotipata di chi ricorreva a alle cosìddette “droghe tradizionali”, oggi è meno chiaramente delineabile, data la diversificazione delle sostanze reperibili sul mercato. Agli oppiacei e alla cocaina, si sono ormai affiancate anche misture di sostanze chimiche, peraltro non di per sé illegali, ma assunte in maniera impropria (tranquillanti, pastiglie varie, addizionate ad alcool o mescolate fra loro): i cosìddetti “coktail sballo”. Questo spiega anche come mai nel resoconto annuale relativo all’utilizzo delle droghe sia stato possibile affermare che c’è stata una diminuzione; in realtà, il calo si è registrato nell’ambito dell’uso di sostanze ben specifiche, tante altre “di nuova generazione” sfguggono alle rilevazioni e andrebbero evidentemente ad accrescere le stime ufficiali. Questo risulta ancor più vero se si tiene conto che un’altissima percentuale del traffico di stupefacenti avviene, ormai, via internet, con la conseguente difficoltà di monitorare il fenomeno. Non è possibile tracciare un ritratto unico della figura del tossicodipendente, «C’è chi consuma in maniera occasionale, chi è più assiduo e chi, invece, ha già sviluppato una vera e propria dipendenza».

Necessario, sottolinea la Prof.ssa Rossi, che si sostenga il reinserimento sociale delle persone che hanno terminato un percorso riabilitativo

Mentre sul fronte della prevenzione sarebbe opportuno elaborare modelli educativi che non si limitino a veicolare messaggi di natura informativa, ma che piuttosto facciano perno sul potenziamento delle abilità individuali, le cosìddette skill life, così da favorire in ciascuno lo sviluppo di un’insieme di valori, competenze e saperi che facciano di lui una persona in grado di agire in modo autonomo, perchè, è bene non dimenticarlo, dietro al rapporto che lega una persona all’uso di stupefacenti c’è un problema di dipendenza che ha natura psicologica. Diventa, allora, fondamentale offrire ad ognuno, sin dalla primissima infanzia, un percorso formativo che sostenga il processo di costruzione di una personalità strutturata. «Si tratta di un approccio strategico già adottato con successo in altri paesi, e che sarebbe auspicabile importare anche in Italia».

E’ possibile vedere il video dell’intervista alla Prof.ssa Rossi al seguente link: Italialivetube


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