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E’ possibile che ci sia un collegamento fra l’attività di perforazione offshore e i terremoti che sconvolgono il Paese?

Postato da on giu 4th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Sebbene nel territorio italiano non ci sia un elevato numero di giacimenti petroliferi o  sacche di gas naturale, il Mar Mediterraneo potrebbe nasconderle sotto i suoi fondali, per questo sono in corso da circa due anni attività di trivellazione nel Mare Nostrum. Le aree coinvolte sono in totale 350, soggette a perforazioni off shore. In presenza di giacimenti petroliferi la sola trivellazione è sufficiente a far emergere i combustibili, in questo caso invece oltre la trivellazione è necessario immettere nella cavità grosse quantità di liquidi che ad elevate pressioni fratturano la roccia a km e km di profondità, nella speranza di liberare vie di fuga per giacimenti nascosti. Questa attività potrebbe essere collegata ai terribili terremoti che sconvolgono il nostro paese sempre più frequentemente? A porre la domanda è stato il giornalista Benito Livigni, in un’intervista presso i nostri studi. L’Emilia Romagna e la provincia di Ravenna ad esempio si trovano a pochi km da aree soggette a perforazioni  lungo l’Adriatico. Scendendo via via verso sud sono innumerevoli le Regioni che ospitano a poca distanza dalla costa aree di scavo, fra cui la Basilicata, la Calabria, il Golfo di Taranto, l’area nei pressi di Catanzaro.

Secondo uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli, realizzato a seguito del disastro ambientale che nel 2009 sconvolse l’ecosistema del Golfo del Messico, a causa della fuoriuscita di ingenti quantità di petrolio, il Mediterraneo e la Penisola italiana non dovrebbero essere assolutamente soggette ad attività di questo tipo, da un lato perché il Mediterraneo è un bacino chiuso e un disastro ambientale sarebbe difficilmente contenibile, dall’altro perché tutta la penisola è sismica e pertanto soggetta a terremoti e tsunami. “Quando lavoravo a Ragusa, sapevamo che l’aerea di Messina, che nel 1908 fu rasa al suolo da un terribile tsunami, era off limits; pertanto mi chiedo: perché la zona intorno a Messina non può essere soggetta a perforazioni mentre il resto dell’Italia si?” ha dichiarato il Dott. Livigni. Dopo i terremoti che hanno sconvolto l’Emilia Romagna, su facebook si sono rincorse notizie allarmanti circa i possibili legami fra eventi sismici e perforazioni. Il nutrito gruppo di esperti chiamato dai media in diverse trasmissioni televisive ha smentito qualsiasi collegamento, ma ad oggi non sono ancora state effettuate ricerche scientifiche che abbiano dimostrato l’infondatezza di questa teoria.

Per vedere l’intervista vai su: Italiatube.it


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