Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Elsewhere

Postato da on mar 30th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un “altrove” irraggiungibile, nel film del francese Frédéric Pelle presentato quest’anno al RIFF (Rome Independent Film Festival). Come abbiamo avuto modo di dire commentando l’opera del russo Slava Ross, Siberia Monamour, il concorso internazionale di questo piccolo festival, tradizionalmente legato al cinema indipendente, ha offerto con la presente edizione non poche soddisfazioni. Setacciando gli esiti più validi del concorso, un encomio particolare va proprio al lungometraggio d’esordio del cineasta transalpino, che nel recente passato si era già messo in evidenza realizzando una lunga serie di documentari e cortometraggi; tra questi ultimi, il più fortunato resta senz’altro un corto del 2000, Des morceaux de ma femme, selezionato a Cannes e premiato in festival di grande prestigio, come quello di Clermont-Ferrand. Ma è del suo primo lungometraggio che vi vogliamo ora parlare.

Un esordio folgorante come Elsewhere, intitolato in francese La tete ailleurs, colpisce da subito per come l’umorismo stralunato dell’autore riesca a fondersi, in un clima di assoluta leggerezza, con le venature più malinconiche del racconto. Ne è protagonista un tipo decisamente singolare, Patrick Perrin, che lavora come croupier nel casinò di una piccola località balneare, ma sogna di andarsene via. Vorrebbe infatti scappare dalla routine ma solo dopo aver accumulato i soldi per un lungo viaggio, un giro intorno al mondo che duri il più a lungo possibile, così da fargli conoscere paesi, climi e genti diverse. Passano gli anni. L’agognata partenza, eternamente rimandata, sembra non dover mai avvenire. I progetti sembrano destinati a rimanere sulla carta (geografica). Eppure l’eterno sognatore Patrick Perrin (interpretato da un buffo, delizioso, lunare Nicolas Abraham) si ostina a tenere la valigia pronta ai piedi del letto, continuando a tracciare itinerari ipotetici in terre lontane ed esotiche, fantasticando su una vita nuova che forse non arriverà mai. E in questa lunga attesa l’unica meta veramente esotica si identifica, sconfinando nell’erotismo puro, con il corpo della bella cameriera tailandese esplorato, voluttuosamente, nei momenti d’intimità. C’è quindi un retrogusto salgariano nella vicenda di quest’uomo che, al pari del grande letterato creatore di Sandokan, ama ambientare le proprie fantasie in regioni remote del pianeta, senza avere mai modo di raggiungerle. Fino ad una scena conclusiva, accompagnata magistralmente dalla musica dei Talking Heads, che con il suo carattere visionario e poetico rappresenta anche uno dei finali più belli cui ci sia capitato recentemente di assistere. 


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