Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Federalismo fiscale: punto della situazione

Postato da on mag 11th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

italia_politica2In un momento di crisi violenta che rischia di travolgere tutta l’Europa e ripercuotersi sul mondo, dove il clima “il prossimo potresti essere tu” regola le borse europee e non, l’Italia continua la sua transizione verso il federalismo fiscale; in linea con quanti vogliono vedere nell’autonomia finanziaria la pietra miliare del sistema dell’autonomie, che, come la stessa Costituzione dichiara, la Repubblica deve promuovere, così da poter andare incontro in maniera ottimale alle differenti esigenze. La decisione di rimandare ad una fase successiva il discorso del federalismo fiscale, rispetto ad altri aspetti del federalismo, è strettamente connessa alla difficoltà stessa dell’applicazione dei principi richiesti da questo nuovo sistema. Per passare ad un federalismo fiscale, inteso in senso stretto, si devono ancora fare proprie le leggi di coordinamento e le norme di carattere transitorio, che servono a  governare e disciplinare il passaggio. Ciò che rende il cambio ancora più problematico è la lacunosità della costituzione sul versante finanziario, anche se va da sé che, per quanto questa potrà diventare esaustiva, toccherà sempre ad un legislatore completare e concretizzare il sistema di perequazione e ripartizione delle imposte, imponendo criteri applicabili nel lungo periodo. La figura di un legislatore statale, infatti, è essenziale per fissare i principi ai quali i vari legislatori dovranno attenersi, per definire le grandi linee guida dell’intero sistema tributario e per delineare gli spazi all’interno dei quali potrà esplicarsi la potestà delle singole regioni, degli enti locali e dello stato. Tornando quindi all’iter legislativo, si è passati dalla “Bozza Lanzillotta” alla legge del 5 maggio 2009 n. 42, nella quale si delegava al governo la materia fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione. Del resto anche la Germania, esempio solido e vincente di federalismo, rimanda le imposte più importanti ad un sistema tributario unitario. I primi punti da affrontare sono la ripartizione delle risorse e l’equiparazione finanziaria e, inevitabilmente, i delicati problemi costituzionali che si vanno delineando ogni qualvolta emergono nuove soluzioni, soprattutto sulla molteplicità di potestà. La spesa storica viene sostituita dai costi standard relativi ai fabbisogni per l’esercizio delle prestazioni essenziali. Non è possibile ipotizzare l’assegnazione integrale dei tributi statali alla sfera dell’autonomia finanziaria fiscale; la legge dello stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minori capacità fiscali per abitante, creando così un senso verticale del criterio di solidarietà, inoltre potrà sempre attuare interventi speciali per promuovere lo  sviluppo e rimuovere lo squilibrio sociale. Le regioni, ad oggi, sono impegnate a legiferare sui tributi già esistenti, questo permette loro, grazie a deduzioni, agevolazioni, esenzioni, di creare una politica fiscale competitiva, sono previsti, inoltre, legati a questa potestà tributaria, dei meccanismi volti a premiare o a  sanzionare questo tipo di interventi, fino ad arrivare a creare un potere sostitutivo nel caso di mancanza di capacità nel mantenere gli equilibri economici finanziari di quella determinata realtà. Ogni cambiamento porta con sé tutta una serie di critiche e preoccupazioni, per alcuni tale sistema potrebbe aggravare ancora di più le differenze economiche e produttive delle varie regioni, arrivando addirittura a intaccare i principi costituzionali di fruizione degli stessi diritti per ogni cittadino italiano, dall’altra parte c’è chi accusa questa riforma di aver conservato ancora troppo l’autorità del governo centrale, anche se “ridotta” ad una funzione eminentemente amministrativa. I cittadini, più che altro, si preoccupano di un eventuale aumento delle tasse, cosa che sembra essere scongiurata da una norma che sancisce il limite massimo della pressione fiscale applicabile, anche nel periodo transitorio, e dal fatto , con questo nuovo , si prevede una lotta ancora più incisiva all’evasione fiscale, con un conseguente aumento dell’entrate.

  Fonti: Camera


Leggi Ancora

Lascia una risposta