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Finito “il terzo Mondo” via al “multilateralismo”

Postato da on apr 30th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3298401Il Presidente del gruppo della Banca Mondiale, mr Robert B. Zoellick, ha delineato quelli che sono stati gli step economici a livello mondiale negli ultimi anni, parlando della fine del “secondo mondo”economico nel 1989 con la caduta del comunismo e della fine del “terzo mondo” nel 2009; si è aperta quindi una nuova era economica a detta degli esperti del settore, che sta vivendo la crescita di alcuni paesi, la decrescita di altri, l’annullamento delle differenziazioni geografiche, il nord e il sud non saranno, ormai, che semplici indicatori di posizioni e non più indici di una minore o maggiore ricchezza di un paese. Il modo di concepire l’economia a livello mondiale deve cambiare, la povertà è uno spettro che  spaventa sempre di più, alcuni concetti, come quello di terzo mondo o paesi sviluppati, sono ormai desueti. La parola chiave deve essere “multilateralismo”, il G20 si è dimostrato un ottimo strumento per far fronte alla crescente crisi, tuttavia gli esperti si chiedono se tale atteggiamento sia frutto di una nuova mentalità o sia stato dettato dalla realtà contingente. Si chiedono se i paesi ritorneranno, passata la crisi, ai loro particolarismi nazionali.  Questo sarebbe un grave errore, si deve prendere atto delle nuove situazioni geopolitiche ed economiche ed agire di conseguenza. La Cina ha superato la Germania, diventando il più grande esportatore al mondo, i paesi in via di sviluppo, grazie all’ importazione di prodotti, sono diventati i veri motori dell’economia mondiale, c’è chi vede in questo,un ritorno ad un passato molto lontano, dove l’Asia era fautrice di più della metà della produzione a livello mondiale. Questo nuovo impulso economico arriva, però,  anche da altri paesi, come l’Africa, si ipotizza che nel 2015 il tasso di crescita dell’Africa Subsahariana   sarà del 6%, così come il Medio Oriente è una risorsa molto importante di capitali per il resto del mondo, mentre l’America Latina  e i paesi caraibici stanno vivendo la crescita di una classe media, scampata alla povertà, che sta contribuendo in maniera sostanziale alle importazioni. Fatti questi accenni va da sé che sia, ormai, inevitabile far sedere al tavolo delle trattative a livello mondiale anche questi paesi in via di sviluppo, che avranno sempre più peso; questo cambiamento è stato riconosciuto nel G20 di Pittsburgh dell’anno scorso, tuttavia concretamente non si è ancora riconosciuto nulla, è difficile riorganizzare una distribuzione dei poteri e delle competenze, ma è inevitabile se non si vogliono rifare gli errori del passato. Il G20 deve fungere da gruppo di coordinamento  fra i vari paesi e le istituzioni internazionali, occupandosi in maniera dinamica degli interessi comuni dei vari stati e dell’interdipendenza di questi. Ascoltare le necessità dei paesi in via di sviluppo non è più solo una questione filantropica, ma è nell’interesse stesso dei paesi più avanzati, le economie nuove sono il traino del futuro.

Fonti: worldbank


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