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G8:”Attenti alla stabilità sociale”, sul clima parola a Cina e India

Postato da on lug 9th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il tavolo dei grandi

Il tavolo dei grandi

L’AQUILA – Gli accordi arrivano alla fine. Dichiarazioni comuni, impegni, promesse. Sul clima, sulla crisi economica, sugli aiuti ai paesi più poveri. La tesi scientifica sul progressivo riscaldamento delle terra riesce a fare breccia sulle posizioni più rigide e convince tutti ad obiettivi che sembrano ambiziosi. Drastica riduzione, almeno del 50 per cento, delle emissioni di anidride carbonica per il 2050; sviluppo di nuove fonti energetiche per le attività produttive; rilancio dell’agricoltura come settore trainante in un mondo che lascia ancora morire di fame un miliardo di persone. 

 

Nuove regole di comportamento nella finanza e nell’economia, maggiore trasparenza nelle operazioni, lotta ai paradisi fiscali, lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. E poi nuovo ossigeno ai paesi in via di sviluppo, con l’impegno a saldare il dovuto, con una pioggia di altri 25 miliardi di dollari da versare entro la fine di quest’anno. 

 

Silvio Berlusconi affronta i media di tutto il mondo nella sua prima conferenza stampa. Parla a braccio, spiega cosa è accaduto a L’Aquila durante il terremoto, assicura, ancora una volta, che tutti avranno un tetto per il prossimo mese di novembre, annuncia che verranno creati nuovi alloggi per gli studenti. E’ contratto, visibilmente teso, ma studia con cura le parole senza cedere all’entusiasmo. Alla fine della giornata dirà: “Questa giornata mi ripaga di tante 

amarezze”. 

 

La prima giornata di questo G8 produce qualche risultato. Più di intenti che di sostanza. Ma ne lascia in sospeso l’esito finale. Usa e ed europei si trovano d’accordo sul clima, sulla necessità di contenere non oltre i due gradi centrigradi il riscaldamento del pianeta e di ridurre drasticamente le emissioni di CO2, ci sono le resistenze di India e Cina. Il presidente Hu Jintao ha lasciato in anticipo l’Aquila. E’ rientrato a Pechino per la gravissima crisi dello Xinjiang dove si rischia una guerra civile. Ma si è già consultato con il collega indiano. Monhohan Singh frena sugli impegni. Dirà la sua solo quando i Grandi si riuniranno con gli altri sei paesi ospiti, quelli del G14. 

 

 

“Oggi assistiamo oltre due secoli di industrializzazione”, commenta il premier indiano, “per ad un modo di vita consumistico nei paesi sviuluppati. E’ facile chiedere anche a noi di correggere errori commessi da altri. Per cambiare le nostre industrrie, per ricorrere a nuove forme di produzione, abbiamo bisogno di grossi investimenti. E i fondi mancano”. 

 

Si fanno delle cifre. Qualcuno parla di 400 milioni di dollari. Nulla di deciso. Ma fanno parte delle richieste per portare al tavolo anche i due giganti asitici. Serviranno a finanziare i paesi in via di sviluppo le nuove fonti di energia. Dal carbone a quelle pulite. 

Le dichiarazioni finali non piacciono alle organizzaizoni ambientaliste e alle altre ong internazionali. Protestano tutte. Con sfumature diverse, ma protestano Fissare a date lontane, come il 2050, obiettivi che la realtà imporrebbe nell’immediato non può certo soddisfare quanti si battono da tempo per misure draconiane. Sull’inquinamento, sull’alimentazione, sugli interventi sanitari, sui fondi che potrebbero alleviare sofferenze e salvare molte vite umane. 

 

Nei comunicati che arrivano a pioggia sui tavoli delle due saloni dei media, si parla di delusione, di amarezza, di regressione negli impegni. Di ritardi che rischiano di compromettere il futuro del nostro pianeta. Pochi si aspettano soluzioni immediate. I G8, tradizionalemente, sono momenti di incontro e di discussione. Raramente producono misure di forte impatto. Ma chi lotta sul campo, chi si confronta quotidianamente con le grandi tragedie della povertà, della nutrizione, delle malattie, non può attendere. Ha bisogno di risposte immediate. 

 

 

Più morbido il percorso del documento economico. I Grandi scorgono segnali di miglioramento, chiedono che la persona sia messa al centro della crisi. Berlusconi chiarirà poi che il sostegno dei governi alle imprese e a quelli che hanno perso il lavoro deve continuare. “Gli effetti della crisi economica sul mrcato del lavoro – si legge nel documento – può minare la stabilità sociale. Perciò le buone politiche macroeconomiche devono essere connesse alle politiche sociali che riducano la disoccupazione, favoriscano un veloce reinserimento nel mercato del lavoro e prevengano l’esclusione sociale”. Importante sarà la lotta alla corruzione. 

 

Nel documento si invoca una supervisione e una regolamentazione finanziaria, contro gli squali del mercato e i paradisi fiscali. Gli otto grandi concordano sulla necessità di portare avanti le azioni necessarie per “assicurare la stabilità globale della finanza e parità di condizioni degli operatori, includendo le strutture retributive, la definizione di capitali e appropriati incentivi per gestire il rischio di ‘securitisation’ gli standard prudenziali e di contabilità, la regolamentazione degli hedge funds di importanza sistemica, la standardizzazione dei derivati fuori corsa, la regolamentazione e la trasparenza delle agenzie di rating”. 

 

Silvio Berlusconi apre e chiude questa prima giornata dei Grandi mantenendo un basso profilo. Niente sfarzo, niente battute. Pochi e selezionati regali, un pranzo frugale, brevi e informali discussioni attorno ad un tavolo. Rarissimi sorrisi, qualche discretro abbraccio. Mai come in questa occasione, l’immagine è curata nei minimi dettagli. Tre le visite tra le macerie. Di mattina ad Onna, con il cancelliere Angela Merkel; poi, nel pomeriggio, nel centro storico de L’Aquila con i presidenti Obama e Medvedev. Il primo ministro italiano si accontenta dei complimenti di Barack Obama per “la forte leadership” esercitata dal governo nella preparazione del vertice. 

 

Attenua il duro attacco del New York Times che proprio stamane invitava il leader statunitense a prendere in mano i lavori del summit, vista l’approssimazione italiana. Ma il premier non si fa prendere la mano. Trattiene il suo slancio, si aggrappa a questo inaspettato puntello. Il G8 deve ancora entrare nel vivo. C’è da lavorare. 

 

La dichiarazione politica. Intanto, dopo l’intesa per la condanna al presidente iraniano Ahmadinejad per le sue posizioni negazioniste e per deplorare le violenze seguite alle elezioni, i Grandi puntano l’indice contro la Corea del Nord: “Il G8 condanna nei termini più forti il test nucleare del 25 maggio scorso della Corea del nord e il lancio con uso di tecnologie missilistiche balistiche del 5 aprile in violazione della risoluzione 1718/2006 del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite”, si legge nella dichiarazione politica approvata stasera. 

 

I grandi, nella dichiarazione politica, ribadiscono i timori per possibili escalation atomiche. “Restiamo profondamente preoccupati per i rischi di proliferazione posti dal programma nucleare dell’Iran. L’Iran ha diritto a un programma nucleare civile ma questo deve essere accompagnato dalla responsabilità di ripristinare la fiducia nella natura esclusivamente pacifica delle sue attività nucleari”. Nel testo si afferma che gli Otto grandi restano impegnati a trovare “una soluzione diplomatica alla questione del programma nucleare dell’Iran”, con il coinvolgimento di Stati Uniti, Cina, Francia, Germania, Regno Unito con il “coinvolgimento costruttivo” degli altri partner del G8. 


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