Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Già nel 1914 la chimica Maria Bakunin lottava per i fondi alla ricerca

Postato da on apr 20th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il profilo di Maria Bakunin è stato pubblicato sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.
Maria (Marussia) Bakunin nasce a Krasnojarsk (Siberia) il 2 febbraio del 1873, terza figlia del principe anarchico Michail Bakunin e di Antossia Kwiatowoska. Alla morte del padre (1876), viene accolta con la sua famiglia a Napoli dall’avvocato socialista Carlo Gambuzzi. Il matrimonio della madre con quest’ultimo le permette una vita agiata e la frequentazione delle migliori scuole partenopee. Laureatasi nel 1895 in Chimica pura all’Università di Napoli, per dieci anni si dedica all’insegnamento della chimica nel corso pareggiato di magistero superiore di Napoli. Dopo regolare concorso, alla fine del 1906 viene nominata libero docente di Chimica generale. In occasione della prova di Stato dimostra di condurre la lezione “con piena conoscenza dell’argomento” (i composti del cianogeno) e “con chiarezza di esposizione”. Nello stesso anno entra a far parte di un gruppo di ricerca incaricato dal Ministero della Pubblica Istruzione di effettuare una mappa geologica nazionale. E quando poco dopo si verifica l’eruzione del Vesuvio, insieme ad altri avventurosi (fra questi suo marito e la scrittrice Matilde Serao) assiste da vicino all’evento, sfidando temerariamente l’imprevedibilità del vulcano. Nel corso del biennio 1909-1910 insegna Chimica applicata presso il Politecnico di Napoli e approfondisce gli studi sugli scisti bituminosi, rocce metamorfiche intrise di bitume originatesi dopo grandi catastrofi naturali. Le sue ricerche si concentrano sui giacimenti presenti nel Tirolo e nei monti Picentini (in particolare nel territorio circostante il Comune di Giffoni), da cui è possibile estrarre il petrolio. Gli alti costi necessari per questa operazione la convincono però a concentrarsi su un’altra loro caratteristica importante: intuisce infatti come da esse si possa estrarre l’olio di ittiolo, una sostanza molto simile allo zolfo presente nelle pomate e particolarmente adatta a lenire le bruciature e le malattie della pelle. Nel 1912 diventa titolare della cattedra di Chimica tecnologica organica presso la Scuola superiore d’ingegneria di Napoli. Due anni dopo il ministro dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio Francesco Saverio Nitti la incarica di recarsi in Svizzera e in Belgio per studiare le metodologie dell’insegnamento scientifico praticate in quei Paesi. Nella sua relazione conclusiva invita lo Stato a investire maggiori risorse a favore dei laboratori di ricerca, anche grazie a una politica fiscale più severa: in questo modo gli insegnanti sarebbero finalmente costretti ad avere un approccio meno cattedratico all’insegnamento delle materie scientifiche. Nel 1919 è vice presidente della Sezione Chimica di Napoli e nel 1926 partecipa al secondo congresso di Chimica pura e applicata tenutosi a Palermo, presentando un apprezzato contributo sugli scisti reperiti in Sicilia. Nel 1935 si reca in Russia per le celebrazioni del centenario del chimico russo Dimitri Mendeleev e l’anno successivo viene nominata professoressa di Chimica industriale. Nel 1940 diventa titolare della cattedra di Chimica tecnologica organica presso l’Istituto di Chimica della Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli. Rimasta vedova fin dal 1925, si dedica esclusivamente all’attività di ricerca e didattica in un mondo accademico dominato dai maschi. Sintetica durante le lezioni e per nulla indulgente con i suoi allievi, trascorre la maggior parte della sua vita all’interno dei laboratori di ricerca, facendosi rispettare grazie alla sua indiscussa preparazione e bravura. Durante le rappresaglie tedesche del 1943 difende con tutte le sue forze le biblioteche universitarie e rifugia presso di sé perseguitati politici e militari alleati (tra questi il generale Hume e il colonnello Gayre of Gayre). Nel 1944 Benedetto Croce la nomina presidente dell’Accademia Pontoniana. Il 24 giugno 1948 viene collocata a riposo per limiti d’età e il 19 febbraio dell’anno seguente le viene conferito il titolo di “professore emerito”. Muore a Napoli il 17 aprile 1960.

La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume sarà presentato nell’ambito del prossimo ForumPA previsto per la prima metà di maggio di quest’anno e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.


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