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Gli esperimenti genetici di Splice, in una estate cinematografica avara di brividi.

Postato da on set 8th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Sarah Polley e Delphine Chaneac in "Splice" di Vincenzo Natali

In Italia l’estate regala sovente una programmazione del tutto particolare, orientata tra l’altro a sdoganare horror di svariata origine e qualità, thriller più o meno a buon mercato, commedie strampalate e fondi di magazzino pescati un po’ ovunque. Tutto ciò finisce per interessare poco il distratto pubblico vacanziero, ma di certo può far gola a coloro la cui passione per i film del terrore, spesso frustrata da una presenza fin troppo sporadica nelle sale della penisola, tende a trovare soddisfazione proprio nel periodo estivo.

Ebbene, in attesa del peraltro deludente remake di “Nightmare” sembrerebbe che questa sete di emozioni forti non sia andata incontro, tra il luglio e l’agosto 2010, alle soddisfazioni sperate. Rispetto alla media stagionale sono stati pochissimi gli horror distribuiti in sala. E tra questi l’unita nota di colore ha coinciso con un rigurgito di quel cinema orientale, le cui formule appaiono ormai scolorite se comparate all’impatto che film come “Ringu”, “The Eye” e “Dark Water” ebbero, qualche anno fa, sull’immaginazione dei cultori di tale genere. Cosa è rimasto allora di quell’ondata, che seppe rivitalizzare un panorama internazionale sempre più asfittico? La risposta va cercata in Thailandia: registi i cui nomi assomigliano a scioglilingua, spettri dalle sembianze femminili che si annidano e si contorcono nell’oscurità, apparizioni di creature risorte per vendicare i torti subiti in vita, meticolose indagini svolte dai disperati protagonisti col fine di scoprire (e possibilmente annullare) la causa della maledizione di turno. Gli ingredienti di film come “Alone” e “Coming soon” sono a ben vedere gli stessi di molti film coreani, giapponesi o di Hong Kong visti in questi anni, ma con quel pizzico di eccentricità in più che il cinema Thai ultimamente può regalare.

Il sottilmente perverso “Alone” racconta l’agghiacciante storia di due sorelle siamesi prima separate e poi riunite da una soprannaturale catena di orrori, mentre il metacinematografico “Coming Soon” di Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom (notare i nomi) è addirittura ambientato in quello stesso cinema dove viene proiettata in anteprima una pellicola maledetta. Tra i due titoli abbiamo preferito senz’altro il primo, molto più inquietante e compatto a livello di atmosfere, con un colpo di scena che verso la fine sa rimescolare le carte in tavola intorbidendo ulteriormente i rapporti tra i protagonisti. Ad ogni modo siamo convinti che questa estate le maggiori inquietudini siano venute, non senza una massiccia dose di ironia, da un soggetto fantascientifico arricchito qua e là da venature orrorifiche: “Splice” di Vincenzo Natali.

L’italo-canadese Vincenzo Natali non è certo uno sconosciuto per il pubblico italiano: il suo film d’esordio, “The Cube”, è già diventato un cult per chiunque ne abbia apprezzato l’ambientazione claustrofobica e l’avvincente meccanismo narrativo. Col più recente “Splice” si è potuto ora assistere alla nascita di una terrificante creatura, in parte umana e in parte determinata dai geni di differenti specie animali. Tutto ciò per opera dei soliti scienziati che si divertono a prendere il posto di Dio. Soliti fino a un certo punto, perché i bravissimi Adrien Brody (Clive) e Sarah Polley (Elsa) vengono a formare una coppia davvero speciale: due autentici nerd che agiscono con fin troppa disinvoltura e faciloneria nel ricreare la vita in laboratorio, unendo poi a qualche intuizione geniale parecchi errori di calcolo, in parte consequenziali a un rapporto di coppia apparentemente solido, ma già pronto ad andare in pezzi. Del resto, invece di tamponare i problemi mettendo al mondo un bambino come fanno molte coppie normali, Elsa e Clive hanno pensato bene di dar vita a una curiosa creatura, DREN (guarda caso anagramma perfetto di nerd), la cui crescita creerà non pochi problemi. Fino a propiziare situazioni spaventose e orripilanti. Consigliamo quindi “Splice” a chiunque nutra una morbosa curiosità nei confronti degli esperimenti genetici rappresentati sul grande schermo.


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