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Gli investimenti energetici europei

Postato da on dic 2nd, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Era il 1987, da poco era avvenuto il disastro presso la centrale nucleare di Chernobyl, gli italiani furono chiamati ad esprimere il loro parere sullo sviluppo dell’energia nucleare nel referendum dell’8 Novembre 1987. La maggioranza della popolazione si schierò contro la costruzione di centrali atomiche. A poco più di venti anni da quel giorno, l’Italia si trova nuovamente di fronte alla questione del nucleare. Febbraio 2009, a Roma si tiene il Vertice Italia-Francia. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il Presidente francese Sarkozy, siglano un accordo di collaborazione che riguarderà tutti i settori della filiera, ricerca, produzione e stoccaggio. L’accordo è accompagnato da un’ulteriore intesa fra i gruppi elettrici Enel ed Edf. L’intesa prevede la costruzione di 4 centrali nucleari entro il 2020. Il Presidente del Consiglio si disse soddisfatto dell’accordo : “il referendum del 1987 fu un errore, ora abbiamo la possibilità di rimediarvi, il futuro è nell’energia rinnovabile e nell’energia nucleare. L’80% dell’energia francese proviene dal nucleare, e questo consente loro di pagare l’energia infinitamente meno di quanto la paghiamo in Italia”. Secondo l’accordo italo-francese, le 4 centrali che verranno costruite in Italia con tecnologia Epr, saranno centrali di terza generazione. Enel parteciperà al progetto con una quota del 12,5%. Dopo l’accordo Italo-Francese, a maggio del 2009, la Camera dei Deputati approva il ddl1195, contenente disposizioni in merito alla manovra finanziaria, allo sviluppo e all’internazionalizzazione delle imprese, e allo sviluppo energetico. Secondo il programma di Governo l’Italia dovrà produrre almeno il 25% dell’energia attraverso il nucleare. Sarà l’esecutivo a stabilire la tipologia degli impianti, la disciplina e la loro localizzazione, avrà inoltre il compito di definire le procedure per lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Legambiente e Greenpeace, si sono opposte, hanno incitato le  Regioni ad intervenire, facendo valere la loro competenza in materia di energia, conformemente a quanto sancito dalla Costituzione. Le due associazioni si sono dette preoccupate poiché gli investimenti nel nucleare potrebbero togliere risorse allo sviluppo di energie rinnovabili. Lo scorso Ottobre è stato siglato un ulteriore accordo di collaborazione sulla scia di quello siglato con la Francia, fra il Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, ed il premio Nobel Steven Chu, Segretario dell’amministrazione Obama.   L’accordo sarà valido per cinque anni e sarà tacitamente rinnovabile. Prevede  lo scambio di scienziati, informazioni, materiali e attrezzature. Prevede inoltre il raggiungimento di obiettivi comuni, tra cui elevati standard di sicurezza, l’abbattimento dei costi, attraverso programmi condivisi di ricerca e sviluppo. Fuori dall’intesa, le tecnologie sensibili, tra cui l’arricchimento dell’uranio. Prima di procedere all’avvio di questa operazione si sta attuandolo smantellamento delle Centrali costruite negli anni  ‘60 e ’70.  La prima sarà quella di Trino, in provincia di Vercelli dove si trovano 14 tonnellate di materiale radioattivo. Seguiranno le centrali di  Latina, Garigliano, Caorso ( Piacenza). La scelta verso il nucleare è stata dipinta dal nostro Governo come l’unica valida alternativa alla forte dipendenza del nostro Stato dall’importazione di energia elettrica. Infatti l’Italia importa principalmente dalla Svizzera e dalla Francia,  circa il  25% dell’energia, (nucleare).  Solo il 15,7% della nostra produzione energetica proviene da energie rinnovabili, principalmente dall’energia idroelettrica e termica, l’eolico, ed il solare rappresentano una parte poco significativa, mentre il resto dell’energia proviene dal gas naturale, dal carbone e dal petrolio anche questi di importazione. Ma qual è la situazione europea rispetto alla produzione di energia nucleare? In Europa sono attive circa 200 centrali nucleari, di cui 59 sono solo in Francia. A breve entreranno in funzione altri 13 impianti, che produrranno circa 11.800 MW. Lo scorso aprile la European Nuclear Society, ha realizzato un report sulla  situazione energetica degli Stati europei. La Francia produce circa l’80% della sua energia attraverso il nucleare, seconda si piazza la Russia che ha attualmente 31 centrali, e ne ha in progetto altre 7.  Anche la Germania si è dotata di molti impianti, sono per l’esattezza 17, nel Regno Unito invece ce ne sono 19. Tuttavia anche in un Paese come la Germania dove la presenza del nucleare è cospicua, si stanno muovendo a grandi passi verso le energie pulite. Per quanto riguarda la sola città di Monaco, è stato messo in cantiere, un progetto molto ambizioso. A farsi carico del progetto sarà l’Azienda elettrica comunale, la “SWM” di Monaco, che sta investendo nel progetto mezzo miliardo di euro l’anno. Monaco di Baviera è una metropoli di mezzo milione di persone, 800 mila nuclei familiari, che consumano 2,5 miliardi di Kilowattora l’anno. Il progetto prevede entro il 2015 la riconversione di tutti gli impianti in energia rinnovabile, di modo che la città verrà completamente alimentata da fonti energetiche rinnovabili. I fondi provengono dall’affitto di due centrali nucleari, la Isar1 e la Isar2, situate alle sponde dell’omonimo fiume.  Tuttavia nel 2020 le centrali verranno chiuse, conformemente a quanto previsto dal Piano nazionale di uscita dal nucleare.  La SWM essendo rimasta l’unica Azienda di produzione energetica comunale, è al quinto posto tra i produttori nazionali di energia. Grazie alla sua solidità ha deciso di prendere in carico un altro progetto, la conversione in energia  rinnovabile, dei 7,5 miliardi di kilowattora consumati annualmente dalle industrie, il progetto dovrebbe essere ultimato  entro il 2025. La Francia finora non è stata tra gli Stati con una maggiore produzione sostenibile, tuttavia dallo scorso anno, il Governo francese ha deciso di dare una svolta a questa situazione, avviando il Piano nazionale per le rinnovabili elettriche e termiche, costituito da 50 misure che serviranno a raddoppiare le fonti energetiche pulite. Sono previsti incentivi, regole più semplici per ottenere i finanziamenti. Si punta ad una produzione del 23% entro il 2020. Come? Duplicando la produzione di biomassa, sestuplicando l’energia geo-termica, facendo crescere di 25 volte l’energia eolica, e avviando una crescita del 400% del solare. Per il solo biennio 2009-2011, è stato stanziato 1 miliardo di euro. Entro il 2020 dovranno essere installate due milioni di pompe di calore, mentre le centrali elettriche a biomassa dovranno produrre circa 250 MW. Per incentivare le aziende ad investire nell’eolico, sono state predisposte delle tariffe agevolate, e sono state semplificate le procedure autorizzative. Un altro miliardo di euro è stato destinato alla ricerca, mentre incentivi e prestiti a tasso zero per la riqualificazione energetica degli edifici. Tutti gli edifici statali dovranno essere dotati di impianti fotovoltaici. Entro il 2020 dovrà essere presente almeno una grande centrale fotovoltaica in ogni Regione francese con una capacità produttiva di 300 MW. Secondo l’ADEME, l’Agenzia francese per l’ambiente e l’energia, entro il 2012 la Francia svilupperà un mercato di energie rinnovabili per un valore di 24 miliardi di euro, che darà lavoro a 120 mila persone. La Gran Bretagna quest’estate ha avviato il “Low carbon transition plan”, un programma che prevede il potenziamento delle tre principali fonti rinnovabili, nucleare, carbone pulito.  L’obiettivo è produrre il 40% dell’energia elettrica da fonti a bassa emissione di CO2, di cui il 15% sarà costituito da fonti rinnovabili. Il Dipartimento per l’Energia e i cambiamenti climatici, stanzierà  ingenti fondi, per lo sviluppo di centrali che sfrutteranno l’energia proveniente dalle onde e dalle maree. In cantiere c’è anche la costruzione di turbine installate sui fondali. Per lo sviluppo di questi progetti sono stati stanziati oltre 400 milioni di sterline, di cui 60 milioni serviranno per finanziare il “Wave Hub”, un progetto per ricavare energia dal moto ondoso nel sud dell’isola. Per l’eolico off-shore sono stati invece stanziati 120 milioni di sterline.  La Confederation British Industry, la lobby delle imprese nucleari, si è schierata contro questi progetti, che a loro avviso costano al governo inglese molto più che investimenti nel nucleare di nuova generazione. La Spagna invece è il secondo produttore mondiale di energia eolica, ed anche grazie alle iniziative in ambito edilizio, ormai estese a tutte le città del Paese è insieme alla Germania lo Stato più innovatore. Addirittura uno studio dell’Università Pontificia Comillas di Madrid ha stimato che continuando ad investire nelle energie rinnovabili entro il 2050 la Spagna e la Svezia potrebbero soddisfare l’intero fabbisogno energetico nazionale. Anche in Italia sono state varate delle leggi per lo sviluppo dell’energia rinnovabile conformemente alle direttive europee, tuttavia la scelta di investire nel nucleare appare in contro tendenza, rispetto alle scelte di molti Stati, tra cui  la Germania e gli Stati Uniti, che stanno tentando di invertire la loro produzione energetica  puntando sulle rinnovabili. Dagli anni ’90 la maggioranza degli Stati europei ha deciso di non investire ulteriormente nel nucleare. All’inizio del 2000 molti Stati europei nuclearizzati, (Svezia, Germania, Olanda e Belgio) avevano deciso di non sostituire le loro centrali nucleari alla fine del loro ciclo produttivo. Purtroppo la crisi economica degli ultimi anni sembra abbia rallentato questo processo.

Fonti  edilportale.com, corriere.it, agoravox.it, blog.panorama.it,
qualenergia.it , energia24club.it ,ecoage.it


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