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Hippo Workshop 2010: ricercatori a confronto su nuovi meccanismi capaci di inibire la crescita dei tumori

Postato da on nov 15th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Sono tanti, provengono da tutte le parti del mondo e appartengono ai diversi ambiti della ricerca scientifica. Ognuno di loro con le sue competenze, dalla medicina alla biologia e alla chimica fino alla matematica, quotidianamente dà il suo contributo alla lotta contro il cancro.

Un appuntamento di tre giornate (Hippo Pathway Workshop – 2/5 Novembre 2010, Ariccia) li ha visti riuniti tutti insieme per parlare del Pathway Hippo: ovvero, una serie di meccanismi capaci di inibire la crescita dei tumori, venuti alla conoscenza del mondo scientifico nel corso degli ultimi anni.

Fra gli italiani presenti, il Dott. Giovanni Blandino, Coordinatore dei Laboratori di Ricerca dell’Istituto Regina Elena di Roma, il quale spiega nel dettaglio di cosa si tratta.

L’incontro vede riuniti specialisti e ricercatori che hanno concentrato le loro ricerche su un nuovo Pathway, termine con il quale si indica una cascata di eventi che produce determinate condizioni nell’orgnismo; nel caso specifico si tratta di eventi che collaborano all’inibizione dei tumori umani.

L’attenzione si è rivolta ai meccanismi molecolari attraverso cui il Pathway contribuisce a fermare la crescita dei tumori e alle alterazioni del Pathway stesso, che invece potrebbero essere alla base dell’insorgenza di alcuni tipi di tumore.

Esiste un denominatore comune tra le varie forme tumorali?
I Pathway solitamente hanno una struttura centrale e varie ramificazioni che risentono molto del contesto specifico del tessuto in cui il Pathway stesso si attiva. Si è osservato che questo Pathway risulta alterato nel tumore del fegato, del seno e nel mesotelioma: neoplasia, quest’ultima, difficilmente trattabile e meno frequente rispetto alle prime due; tuttavia, si prevede un picco di incidenza intorno al 2020.

In che modo il Patthway Hippo interagisce con le cellule staminali tumorali?
La relazione di un collega ha messo in evidenza che l’inattivazione del Pathway favorisce lo sviluppo delle cellule staminali tumorali. Poter identificare le molecole in grado di ripristinare la normale attività del Pathway, cioè molecole capaci di riportare in equilibrio questa cascata di eventi che ha dimostrato di avere effetti oncosoppressori, sarebbe importante anche nel combattere le cellule staminali tumorali.

Di fronte alle patologie tumorali, il trattamento d’elezione rimane la chemioterapia, che, però, è piuttosto invasiva. Ci si può indirizzare verso terapie più selettive, capaci, cioè, di colpire esclusivamente la massa tumorale?
Per chemioterapia si intende un’ampia gamma di farmaci, che, ormai, appartengono a quella generazione di medicinali che colpiscono specificamente dei target molecolari precisi; per questo si può parlare di terapia biologica, la quale deriva dal lavoro di laboratorio, perché l’identificazione dei target molecolari contro i quali è stato costruito quello specifico farmaco proviene dalle informazioni della ricerca di base.

Lo sforzo che deve essere fatto è quello di monitorare i tumori in accordo alle alterazioni molecolari. Infatti, è possibile usare un farmaco biologico soltanto se si conosce in maniera approfondita lo stato molecolare di quel target; viceversa, se il target che il farmaco dovrà colpire non è noto, l’utilizzo di quel rimedio potrebbe essere inefficace.

Quanto è importante raccogliere più figure professionali attorno alla ricerca sul cancro?
Il cancro è una malattia estremamente complessa, per questo l’impegno per contrastarla richiede tante competenze professionali che vanno dalla fisica, la matematica, la biologia fino alla chimica e alla medicina. Vorrei esaltare il ruolo che la matematica, la bio-informatica e la statistica possono avere nel percorso della lotta ai tumori. La mole di dati che proviene dall’incremento tecnologico ha bisogno di essere razionalizzata, operazione che non può essere compiuta né dal medico né dal biologo, bensì soltanto da complessi sistemi informativi che solo matematici o bio-informatici e statistici che solamente matematici o bio-informatici possono sviluppare.

Altro autorevole intervento è quello de Mario Sudol, Professore presso il  Weis Center for Research della Pennsylvannia

In che modo quello la scoperta del Pathway può essere di aiuto alla ricerca contro il cancro?
Il Pathway è stato identificato appena quattro anni fa, ma dagli studi compiuti sinora è già chiaro che può avere importanti implicazioni. L’obiettivo è di produrre nuove molecole da impiegare nella terapia dei tumori, la speranza è di poter generare molecole simili al Glivec, impiegato nel trattamento delle leucemie.

In quali tipi di tumore si riscontrano con più frequenza alterazioni del Pathway?

Il tipo di tumore nel quale il Pathway è più frequentemente alterato è quello al fegato, ma alterazioni sono state osservate anche nel tumore alla prostata e più in generale nelle principali forme tumorali che colpiscono la popolazione occidentale nel mondo.

Il Pathway risulta coinvolto anche nelle malattie del metabolismo?

Non ci sono ancora sufficienti elementi scientifici che consentano di mettere il Pathway di Hippo in relazione a problemi metabolici. Tuttavia esistono degli studi preliminari che suggeriscono che il Pathway potrebbe avere un ruolo significativo nel metabolismo.


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