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I migliori 150 servitori dello Stato, fra loro: Paolo Medolaghi

Postato da on lug 18th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il profilo di Paolo Medolaghi è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/il-centocinquantenario-dellunita-ditalia/al-servizio-dei-cittadini.aspx) nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.
Paolo Medolaghi nasce a Firenze il 24 novembre 1873 da Salvatore e Clarice Siccoli. Il 22 giugno 1895 si laurea in Matematica all’Università di Roma con una tesi sui problemi di integrazione dei sistemi di equazioni alle derivate parziali, trattati con il metodo di Lie. Tra il 1897 e il 1899 pubblica 10 lavori sulla teoria dei gruppi continui infiniti e uno sulle applicazioni della teoria dei gruppi alla geometria differenziale. Nel 1898 diventa vicesegretario nel Ministero delle Finanze e l’anno dopo è attuario capo della Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Nel 1900 consegue la libera docenza in Calcolo infinitesimale presso l’Università di Roma ma due anni dopo rinuncia agli incarichi accademici perché promosso vicedirettore della Cassa. Nel 1907 pubblica il suo ultimo lavoro di analisi, interessandosi successivamente al calcolo delle probabilità e alla teoria del rischio. Nel frattempo prosegue la sua carriera all’interno di quello che sarà il principale ente nazionale della previdenza, diventando nel 1923 direttore generale della neonata Cassa nazionale delle assicurazioni sociali (CNAS). In tale veste s’impegna a garantire a quest’ultima il mantenimento di un bagaglio di competenze tecnico-finanziarie di grande rilievo così come un certo livello di autonomia sia amministrativa sia politica. Guida con discrezione ma anche con fermezza la profonda trasformazione della Cassa, da originario istituto finanziario erogatore di pensioni di vecchiaia a grande organizzazione impegnata nel campo delle assicurazioni e della previdenza sociale di massa. Tale processo si conclude nel 1933 con la creazione dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), dove rimane ancora tre anni prima del suo collocamento a riposo. Quest’ultimo avviene anche per l’avversione provata da Mussolini nei suoi confronti. Accade così che il giorno dell’addio avvenga senza particolari cerimonie: dopo 37 anni di lavoro nell’ente (di cui 33 come dirigente) indossa il suo cappotto e lascia per sempre il suo ufficio. Nel dicembre 1938 viene chiamato per chiara fama a ricoprire la cattedra di Economia e Finanza delle imprese di assicurazioni presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma. Per le benemerenze acquisite, nel 1939 viene anche nominato senatore del Regno. Due anni dopo diventa direttore dell’Istituto di Scienze assicurative della Facoltà di Scienze statistiche. Come tutti i senatori, il 7 agosto 1944 viene deferito all’Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo e il successivo 1 novembre è collocato a riposo per aggiunti limiti di età. Nel novembre 1947 viene riassunto in servizio in qualità di fuori ruolo e tiene un corso sulla teoria del rischio e della stabilità delle imprese di assicurazione. Autore di apprezzate memorie e note sulla teoria dei gruppi continui nonché di studi sul calcolo delle possibilità e sulle assicurazioni sociali, muore a Roma l’8 luglio 1950.
La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai Ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume è stato presentato nell’ambito del ForumPA e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.


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