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I migliori servitori dello Stato

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Il profilo del modenese Luigi Zini è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (www.innovazionepa.gov.it/

lazione-del-ministro/il-centocinquantenario-dellunita-ditalia/al-servizio-dei-cittadini.aspx) nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.
Luigi Zini nasce a Modena l’11 febbraio 1821. Nel 1843 si laurea in legge all’Università di Modena. Fortemente influenzato dallo spirito liberale della famiglia, diviene un fervente sostenitore del progetto dell’unità nazionale. Allontanato da Modena per aver partecipato ai moti del 1848, è condannato a 24 anni di esilio. Si rifugia allora in Piemonte dove ottiene la naturalizzazione sarda e l’incarico dell’insegnamento di storia nel Collegio municipale di Asti. In quegli anni si occupa dell’istituzione di scuole serali per operai. Pubblica i quattro volumi della “Storia d’Italia dal 1850 al 1866 continuata da quella di Giuseppe La Farina”, in cui esprime tra l’altro la sua propensione per un sistema amministrativo che lasci ampie autonomie a Comuni e Province, limitando al massimo l’ingerenza governativa. Nel 1858, trasferitosi a Lugano, insegna letteratura italiana nel liceo locale, avendo come colleghi Giovanni Cantoni e Carlo Cattaneo. Entra in contatto con altri profughi modenesi e conosce tra gli altri lo stesso Giuseppe La Farina, che nel febbraio del 1859 – in accordo con Cavour – gli affida l’incarico di recarsi nel Ducato di Modena per verificare le possibilità di suscitare in quel territorio un moto popolare favorevole all’annessione al Regno sabaudo. Dopo l’insurrezione modenese, Zini assume nel giugno 1859 il titolo di commissario provvisorio del re di Sardegna. Regge il governo della città fino all’arrivo di Luigi Carlo Farini, emanando una serie di provvedimenti tra i quali il sequestro dei beni dell’ex duca, il riordinamento della magistratura, l’accentramento degli istituti di istruzione sotto il relativo dicastero, la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti. Nel settembre del 1859 fa parte della delegazione che reca a Vittorio Emanuele i risultati del plebiscito di annessione delle province modenesi (un’azione che gli varrà il conferimento onorifico della cittadinanza torinese). Dopo l’Unità entra nell’amministrazione e diventa negli anni prefetto di Ferrara, Siena, Brescia, Padova, Como e Palermo. Eletto deputato per i collegi di Ferrara e Guastalla nella IX e X legislatura (dal novembre 1865 al novembre 1870), interviene alla Camera soprattutto su questioni di politica interna. Il 10 luglio 1873 è nominato consigliere di Stato e nell’aprile 1881 viene collocato a riposo col grado e titolo di presidente di sezione. Nominato senatore il 16 novembre 1876. Muore a Modena il 21 settembre 1894.
La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume sarà presentato nell’ambito del prossimo ForumPA previsto per la prima metà di maggio di quest’anno e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.


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