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I primati più famosi del ‘900

Postato da on lug 6th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Scimpanzè, Gorilla, e altri primati non possono parlare, non tanto per limiti cognitivi, quanto perché hanno una lingua troppo fina e una laringe troppo larga, caratteristiche che impediscono loro di poter articolare delle vocali.  Ma i limiti fisici non precludono necessariamente la possibilità di comunicare, così dai primi del 1900 molti scienziati hanno tentato di insegnare il linguaggio a questi animali.

Tra il 1940 e i primi del 1950 Keith e Catherine Hayes degli Yerkes Laboratories of Primate Biology di Orange Park in Florida adottarono Viki un piccolo scimpanzè. L’animale è vissuto nella loro casa trattato come un bambino. Dopo diversi anni il primate imparò a dire mamma, papà, tazza, e su. Purtroppo l’animale si ammalò di meningite e morì poco dopo.

Nel 1960 le psicologhe Allen e Beatrix Gardner dell’Università del Nevada, osservando la naturale propensione a gesticolare di questi animali decisero di tentare nuovamente con il linguaggio dei segni. Nel 1966 iniziarono a lavorare con Washoe. Alla fine della sua vita, nel 2007, lo scimpanzè conosceva 250 segni che sapeva combinare fra loro per costituire frasi semplici come “dammi i dolci” o “non mi far arrabbiare”. La cosa più interessante dell’esperimento fu che il figlio adottivo dello scimpanzè, Loulis imparò la lingua dei segni dalla mamma.

Dopo i successi ottenuti con Washoe, lo psicologo Herbert Terrace della Columbia University decise di replicare il progetto, in una prima fase lo scimpanzè fu fatto crescere in famiglia ma successivamente trasferito nei laboratori della Columbia.
Quella di Nim fu però una triste storia, questo scimpanzè non imparò mai la lingua dei segni, secondo il Professor Terrace, l’animale imitava i gesti appresi solo per ottenere una gratificazione, ma non ne fece mai uso per comunicare qualcosa.

Nel 1978 un tentativo venne fatto con un Orangutan, fu l’antropologo Lyn Miles dell’Università del Tennessee ad avviare il progetto. Chantek dopo otto anni di studio aveva imparato 150 segni e sapeva riconoscersi allo specchio. Ora si trova allo Zoo di Atlanta.

Infine c’è la storia di Koko, un gorilla, il cui training iniziò nel 1972. La sua insegnate Francine Patterson della Stanford University dichiarò che l’animale aveva appreso all’incirca 1000 segni e capiva perfettamente l’inglese. Secondo la ricercatrice il gorilla aveva un quoziente di intelligenza fra 75 e 95, elevatissimo considerando che in media gli esseri umani hanno 100.

Nel 1980 un tentativo venne fatto con una scimmia della specie Bonobo alla quale non venne insegnata la lingua dei segni ma dei simboli e delle regole grammaticali e sintattiche con cui usarli. Kanzi imparò ad usare 400 simboli e a elaborare diverse frasi.

Smithsonianmag. com


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