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I vantaggi della restrizione calorica

Postato da on mag 4th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

In prosecuzione del nostro appuntamento settimanale con i ricercatori dell’ Istituto regina Elena di Roma,
abbiamo parlato con la Dott.sa Sabrina Strano dei benefici che derivano da un’alimentazione equilibrata.
Dottoressa che cosa si intende per restrizione calorica?

Per restrizione calorica ci riferiamo ad una riduzione di peso del 20-30 %, non intendendo però uno stato di malnutrizione. Negli ultimi 70 anni sono stati condotti molteplici studi su vermi, su sistemi murini nei primati e su l’uomo, i cui risultati peraltro sono stati incoraggianti.  Le ricerche mostrano che una riduzione fino al 30% di sostanze altamente nutritive, ricche di carboidrati, glucidi e grassi, favorisce un miglioramento della salute ed un allungamento della vita con una minor incidenza di malattie croniche tipiche della società occidentale come le patologie cardiovascolari, l’obesità e il cancro.
Sulla rivista Science, recentemente, è stato pubblicato un esperimento condotto nell’arco di trent’anni su un gruppo di scimmie. I primati sono stati sottoposti ad una riduzione dell’apporto calorico del 30% che ha prodotto un allungamento della vita e una riduzione dell’insorgenza delle problematiche di cui vi dicevo, nonché di malattie neurologiche come l’ alzheimer.
In che modo agisce sul corpo?
Di fatto se ne conoscono gli effetti ma non i meccanismi di azione, ed è proprio ciò di cui ci stiamo occupando. Stiamo tentando di individuare i processi genetici ed epi-genetici che controllano la restrizione calorica.
Tra le azioni benefiche abbiamo individuato una diminuzione del consumo di glucosio ed una migliore reazione ai danni del DNA, che comporta una minor produzione di radicali liberi ed una miglior risposta immunitaria a varie infezioni.
In che modo hanno reagito le varie specie che avete osservato?
In generale tutte le specie hanno mostrato un allungamento ed un miglioramento della qualità della vita, l’uomo soprattutto. Tuttavia reduci di guerre o dell’olocausto, costretti per periodi della loro esistenza ad una drastica restrizione calorica non ne hanno tratto alcun beneficio. Nel loro caso non si trattava di una riduzione equilibrata, erano stati costretti ad una riduzione di peso vertiginosa che arrivava intorno al 70-80%, in cui fattori come lo stress, la malnutrizione, l’insorgere di patologie infettive, aveva definito un quadro completamente differente da quelli riscontrati nei nostri sistemi sperimentali.
Questa branca della ricerca è molto interessante anche se alcuni aspetti devono ancora essere focalizzati.
Qui di cosa vi occupate?
Studiamo i meccanismi genetici ed epi-genetici che controllano la restrizione calorica. Una riduzione dell’apporto calorico non può essere effettuata a propria discrezione, deve avvenire sotto il controllo di specialisti, perché l’eliminazione di alcune sostanze deve essere bilanciata dall’assunzione di sali minerali, aminoacidi, ed elementi oligominerali fondamentali per mantenere un equilibrio nell’organismo.
In che modo la restrizione calorica interviene sul DNA?
Ha un effetto anti-ossidante e riduce i danni al DNA,  perché genera un minor numero di mutazioni ed esercita un’azione  protettiva sul patrimonio genetico che nei sistemi animali si ritiene essere la causa basilare dell’insorgenza di patologie tumorali.Tuttavia per il momento non possiamo asserire con certezza queste ipotesi, che devono essere ancora sottoposte a procedimenti di verifica.
Secondo lei quale sarebbe la reazione della popolazione di fronte ad un invito a cambiare abitudini alimentari?
Negli Stati Uniti le company farmaceutiche stanno investendo un grosso quantitativo di denaro in studi molecolari per mettere a punto dei farmaci detti mimetici della restrizione calorica, che si sostituirebbero all’apporto di sostanze nutritive.
Sono state verificate delle differenze tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo viste le diverse abitudini alimentari?
Nei paesi  in via di sviluppo è vero che l’assunzione di cibo è ridotta, ma è altrettanto vero che sono sottoposti a frequenti carestie che squilibrano la loro dieta alimentare. Non si sono pertanto riscontrati gli effetti benefici di cui vi dicevo, infatti le statistiche mostrano che l’età media è estremamente inferiore a quella dei paesi sviluppati. Ci sono stati poi esperimenti condotti su soggetti con patologie di tipo genetico con un’aspettativa di vita breve, che non hanno riportato alcun vantaggio dalla restrizione calorica.
Lei ha parlato di alimentazione equilibrata, ma che cosa si intende?
E’ consigliabile fare una dieta poco ricca di calorie ma ricca di sostanze nutritive quali: cibi vegetali in foglia, come l’insalata, cereali, pesce e legumi. E’ sconsigliabile invece assumere zuccheri e carni rosse.


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