Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Il carcere imprigiona anche i sentimenti

Postato da on mar 3rd, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Uno scambio di sguardi, un piacevole incontro, e una nuova vita che aspetta di venire al mondo. Sembrerebbe il racconto di una storia d’amore, e potrebbe esserlo, se non fosse che tutto questo è avvenuto in carcere, uno scenario che potrebbe anche aggiungere romanticismo all’evento, l’amore che supera tutti gli ostacoli, persino le sbarre della prigione, e invece l’episodio ha destato grande scalpore. Lo scandalo nasce dal fatto che i protagonisti della vicenda possono aver trovato spazio di vivere la loro intimità soltanto durante le ore di lezione di chimica messe a disposizione dalla direzione per permettere ai detenuti di proseguire gli studi, il ché farebbe automaticamente supporre una inadeguata sorveglianza da parte degli addetti alla sicurezza. Senza con questo voler promuovere un abbassamento dei livelli di sorveglianza, evidentemente necessaria, all’interno degli istituti penitenziari, è comunque doverosa una riflessione sul mancato rispetto di alcuni diritti fondamentali nei carceri italiani, quali il diritto all’affettività. In altri paesi, come la Spagna, la Svizzera e la Russia, una precisa regolamentazione prevede l’esistenza di luoghi destinati all’incontro dei detenuti per permettere loro di vivere momenti di privacy affettiva, in Italia invece la legislazione in merito alla gestione della vita carceraria pone di fatto grandi restrizioni.

Eppure una proposta di legge era stata avanzata già nel 2002: essa prevedeva la creazione di vere e proprie unità abitative al fine di permettere ai detenuti di coltivare i rapporti affettivi. Era inoltre prevista un’ estensione del concetto di affettività anche ai non coniugati, interpretando in maniera più amplia la definizione di rapporti affettivi, con riferimento anche a relazioni di altra natura.

La stesso disegno di legge introduceva altri importanti interventi sul piano dell’affettività, come la modifica dell’articolo che istituisce il diritto di ottenere permessi soltanto in casi di particolare gravità, riconoscendo come rilevanti nel contesto della vita famigliare anche gli eventi non traumatici, che quindi costituiscono un fondato motivo per richiedere la partecipazione del detenuto.

Provvedimenti, mai approvati, purtroppo caduti nel dimenticatoio, così come i diritti dei detenuti.


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