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Il codice genetico: un modello dinamico in continua relazione con l’ambiente

Postato da on mar 24th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

E’ un dono di natura, questioni di geni. Chi di noi, rassegnato, non l’ha mai pensato? Magari di fronte al cantante che con la sua potenza vocale è capace di emozionarci facendoci rimpiangere di aver abbandonato il corso di canto cui i nostri genitori ci avevano iscritti da bambini; poi, tra autocommiserazione e ironia, esclamiamo: tanto queste sono cose che stanno nel dna, procurandoci l’alibi perfetto per giustificare la nostra incapacità di coltivare le risorse che possediamo.

David Shenk, scrittore nel campo della genetica, ribalta completamente questa diffusa convinzione, sostenendo che il fattore della predisposizione genetica è ampliamente sopravvalutato, fatto che ci induce a trascurare il nostro potenziale; In realtà, egli sostiene, il patrimonio genetico di ciascuno di noi non è fisso e immutabile. Psicologi e sociologi da sempre sostengono che il contesto ambientale è in grado di influenzare il comportamento di un individuo, ma che questo potesse avere ripercussioni anche sul genoma non era mai stato preso in considerazione. Certo, già da tempo si è arrivati alla conclusione che i geni diano soltanto una predisposizione, che, poi, comunque deve essere coltivata per uscire dal suo carattere di mera potenzialità, ma la convinzione di fondo è sempre stata che se a monte non c’è una trasmissione genetica, non c’è niente da fare. Shenk, invece, pur confermando l’esistenza della così detta eredità genetica, afferma che questa a sua volta può impoverirsi o arrichirsi in relazione ai fattori esterni; i geni, lui dice, possono essere attivati o disattivati in varia misura, a seconda delle situazioni ambientali. Viene, quindi, messa in discussione anche la teoria secondo cui alcune etnie avrebbero dei vantaggi genetici in detrminate discipline, i brasiliani nel ballo, i kenioti nella corsa, etc; Shenk attribuisce questi risultati ad una cultura radicata di praticare certe attività, probabilmente questo ha determinato lo sviluppo di alcuni geni che ormai appartengono a queste popolazioni, ma la natura dinamica del genoma umano, il rapporto di interazione con la realtà esterna, fa si che

In sostanza, il dna non è un modello statico; al contrario, c’è un dialogo continuo tra natura e cultura. Questo significa che non sono soltanto i geni che determinano il nostro modo di essere, ma si verifica anche il processo inverso, tutto ciò che noi assorbiamo dall’esterno è in grado di modificare il codice genetico.

Fonti: Times Online


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