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Il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano conquistano anche la Cina

Postato da on gen 28th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il curioso aumento nel corso del 2010 delle esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano del 318 per cento in Cina, nonostante la tradizionale opposizione al consumo di prodotti lattiero caseari da parte dei cittadini asiatici, è esemplificativo del grande successo che sta riscuotendo il settore nel mondo dove ha realizzato il fatturato record stimato in 1,6 miliardi di euro tra formaggi e latticini con un aumento in valore delle spedizioni del 14 per cento. E’ quanto afferma la Coldiretti che a Brescia, nella provincia che ha il record della produzione di latte in Italia ed è la patria del Grana Padano, a partire dalle ore 15,00 di oggi 28 gennaio, ha promosso la tavola rotonda “Costruiamo la nuova filiera agricola italiana” con la partecipazione tra gli altri del Ministro Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, Assessore Regionale Agricoltura della Lombardia Giulio De Capitani e quasi cinquecento agricoltori. Concluderà i lavori il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini.

Da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al commercio estero dei primi dieci mesi del 2010 la crescita dei formaggi italiani è sensibile, con un aumento del 13 per cento, sia sui mercati comunitari dove si realizza il 70 per cento del valore dell’export che su quello statunitense (+ 11 per cento)  ma performance importanti si registrano – sottolinea la Coldiretti – sui nuovi mercati come la Cina e lndia, dove comunque le quantità restano contenute. A fare la parte del leone sono il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che rappresentano da soli quasi il 40 per cento del valore delle esportazioni di formaggi, con un aumento complessivo in valore nel mondo del 25 per cento, risultato di un aumento 37 per cento negli Stati Uniti, del 21 per cento nei Paesi dell’Unione Europea ed in piccola parte nei Paesi emergenti come Cina (+318 per cento) e India (+163 per cento).

Un andamento incoraggiante si riscontra anche sul mercato nazionale dove i consumi familiari sono saliti di oltre il 2 per cento per il grana Padano mentre lo yogurt ha fatto addirittura un balzo del 2,5 per cento e il latte di quasi l’uno e mezzo per cento, secondo le analisi della Coldiretti su dati Clal nei primi dieci mesi del 2010. Risultati positivi a livello nazionale ed internazionale che vanno trasferiti – sostiene la Coldiretti – alle aziende agricole dove negli allevamenti si deve fronteggiare un preoccupante aumento dei costi di produzione a o partire dai mangimi che hanno fatto segnare un rincaro del 14 per cento a novembre 2010 rispetto all’anno precedente.

Sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni con l’offerta attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati di campagna amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo è l’obiettivo del progetto “Una Filiera Agricola tutta Italiana” presentata dal presidente della Coldiretti Sergio Marini per contrastare i due furti ai quali è sottoposta giornalmente la nostra agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori.

Un risultato storico è stato ottenuto in questo senso con l’approvazione definitiva ed unanime della legge nazionale che – sottolinea la Coldiretti – obbliga all’etichettatura di origine dei prodotti alimentari a tutela del Made in Italy, che è necessario divulgare anche con l’educazione alimentare nelle scuole promossa dal Ministro Mariastella Gelmini. I primi decreti applicativi riguarderanno proprio il settore lattiero caseario dove tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro sono stranieri senza indicazioni per il consumatore come il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle vendute in Italia. E’ estremamente importante – conclude la Coldiretti – che si intervenga immediatamente anche sul settore suinicolo che sta affrontando una grave crisi anche perchè tre prosciutti su quattro sono spacciati come Made in Italy, ma sono ottenuti da maiali stranieri.


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