Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Il nastro bianco, scritto e diretto da Michael Haneke

Postato da on nov 5th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il nastro bianco

Il nastro bianco

“Il nastro bianco” di Michael Haneke, vincitore del Festival di Cannes di quest’anno, è arrivato da qualche giorno nelle sale italiane. Il film, girato in bianco e nero con uno stile bergmaniano, e ambientato in un paese rurale della Prussia alle soglie della Prima Guerra Mondiale, indaga con una lucidità disarmante le radici dell’odio. Il mondo che descrive è un immobile mondo di contadini, in cui un intransigente barone, un irreprensibile pastore protestante e un medico rimasto vedovo dettano regole e linee di condotta. La violenza e la rigida severità delle autorità del villaggio si esprime in modo eclatante nell’educazione dei figli, vittime e  a loro volta fautori di questa cultura repressiva che, facendo leva sui sensi di colpa delle persone, impedisce un autentico sviluppo delle coscienze. La storia inizia quando il medico del paese cade misteriosamente da cavallo a causa di un filo teso da qualcuno sul suo percorso. A questa vicenda segue una serie di fatti sconvolgenti: un granaio incendiato, il figlio del barone rapito e torturato, un bambino handicappato orribilmente e incomprensibilmente maltrattato. Sarà il giovane maestro della scuola, venuto da fuori, a osservare queste assurde dinamiche e a individuarne le mostruosità. Haneke, che ha già trionfato a Cannes nel 2001 con “La pianista”, spiega che “qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico, produce il terrorismo. Una certa educazione e cultura in senso assolutista porta a degenerazioni altrettanto assolutiste, al terrorismo, al fanatismo religioso, al Nazismo”. E anche se l’autore dichiara che il suo  film non è un lavoro sulla Germania o sul Nazismo, sarà proprio questa generazione di bambini violati, per i quali l’unico significato dell’autorità è il sopruso, ad accogliere passivamente l’ideologia nazionalsocialista.


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