Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Il segreto per spegnere le 100 candeline

Postato da on mag 17th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Non fumare, non eccedere con gli alcolici, evitare i grassi animali, mangiare frutta e verdura.

Sono alcune delle regole d’oro consigliate dagli esperti per mantenere uno stato di buona salute.

Eppure c’è sempre l’amico di turno che esclama: “Mio zio fumava due pacchetti di sigarette al giorno, era obeso, ma è arrivato a 97 anni”. Effettivamente ci sono persone il cui stile di vita sembra tradire qualsiasi buon senso, che tuttavia non hanno alcun problema di salute.

Il segreto sembrerebbe risiedere nel patrimonio genetico. Ma qual’è il gene magico? Un equipe di studiosi olandesi ha condotto una ricerca dalla quale è emerso chiaro che non è un singolo gene a poter garantire la longevità, bensì una combinazione specifica di almeno tre geni: l’ADIPOQ, che si trova in circa il 30% delle persone che raggiungono i 100 anni, il CETP e l’APOC3, presenti nel 20% dei centenari.

Eline Slagboom di Leiden University, impegnata nello studio, ha, infatti, rilevato che le persone particolamente longeve presentano delle differenze significative rispetto alle altre. Per esempio, metabolizzano in maniera diversa i grassi e il glucosio, la loro pelle invecchia più lentamente, hanno una predisposizione minore per malattie cardiache, diabete e ipertensione; tutti fattori che sono sotto stretto controllo genetico.

Senza con questo voler smentire l’importanza di condurre uno stile di vita equilibrato, sembra, però, che la presenza di questa combinazione di geni sia in grado di garantire una resistenza ai fattori dannosi, quale fumo e cattiva alimentazione.

Il Prof. Barzilai, dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, a capo del gruppo di ricercatori che ha contribuito alla scoperta di alcuni di questi geni, ha dichiarato in una conferenza della Royal Society che l’individuazione di tali geni permette agli studiosi di porsi l’obiettivo di formulare una classe di medicinali capace di evitare l’insorgenza delle malattie legate all’età, potendo, quindi, potenzialmene allungare la vita media delle persone e far sì che si mantengano in buona salute.

Infatti, conoscere il meccanismo d’azione dei geni coinvolti nella longevità, permetterebbe anche di comprendere il comportamento delle proteine; a quel punto si potrebbe intervenire su di esse con farmaci appositamente studiati.

Fonti. Sunday Times


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