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In Burkina Faso anche un reality diventa cultura

Postato da on apr 30th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

alluvione_burkina_faso1Come trasformare la tv spazzatura in un’occasione di crescita. Sbarca a Burkina Faso un reality show; si, proprio così, il format televisivo più in voga del momento, quello cui nessuno parteciperebbe mai, poi però tutti lì a fare i provini, quello che nessuno guarda, ma che registra lo share più alto, beh, proprio lui, approda nel continente africano. Niente starlette cadute nel dimenticatoio in cerca di un ultimo momento di gloria, però; il progetto vuole essere uno strumento di comunicazione integrata per far conoscere la realtà del Burkina Faso, la sua cultura e le problematiche leagate al suo territorio. I luoghi toccati dal viaggio, infatti, sono occasione per dare spazio a questioni che generalmente non trovano risonanza nei mass media: siccità, lavoro minorile o la situazione dei nomadi del Sahel.
L’iniziativa ha coinvolto 15 turisti italiani di diversa età ed estrazione sociale che hanno trascorso tre settimane nel paese africano, tra il 24 Dicembre e il 12 Gennaio 2010; un periodo di tempo durante il quale si sono confrontati con la cultura e le abitudini di un mondo diverso da quello conosciuto, un’esperienza che ha permesso anche una ricostruzione storica attraverso visite agli scavi archeologici di Oursì Hu-Beero, con uno sguardo particolare ai fenomeni dello schiavismo e della colonizzazione, nonché una riflessione su tematiche importanti, quali quelle della sostenibilità ambientale e della globalizzazione, grazie all’incontro con le popolazioni locali.
Il progetto, lanciato da T-ERRE (Turismo Responsabile) in collaborazione con Mani Tese e sostenuto dlle realtà del commercio equo e solidale come Commercio Alternativo, il Cem Mondialità, la Fondazione Culturale Responsabilità Etica e Chiama l’Africa, vuole promuovere una cultura del viaggio come strumento di arrichimento dei saperi e occasione di scambi interculturali.

Fonti: Peacereporter


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