Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Intervento del ministro Brunetta su “Il Foglio” del 29 luglio 2011

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FRANCESCO MERLO MI ODIA, DUNQUE MI AMA. VENGA IN VACANZA (BREVE) CON ME

Mi son trovato fra le mani il libro che Francesco Merlo mi ha dedicato. S’intitola “Il Fantuttone”, riprendendo il concetto di un suo vecchio articolo, che deve essergli piaciuto assai. E’ sempre bello immaginare gli altri incantati dalle cose che producono, al punto da rileggerle solitari, ridere delle proprie battute e soffermarsi pensosi laddove invitavano gli altri a riflettere. Lo trovo anche commovente. Se ho deciso di correre il generoso rischio di fargli della pubblicità è perché sono preoccupato. Mi sento anche un po’ in colpa. Probabilmente non ho compreso il dramma di quest’uomo , ho sottovalutato il suo dilemma interiore, non mi sono accorto del suo amore smisurato – rinnegato ma non soppresso, nascosto ma non celabile – che lo spinge a una prosa frettolosa e incespicante, incalzata dal timore e quindi destinata a impappinarsi.

Al contrario dei suoi sentimenti, non comprimibili, il pensiero di Merlo è facilmente riassumibile: Brunetta non sarebbe neanche una cattiva persona, è figlio di un ambulante e s’è fatto da sé, ma purtroppo è tanto basso da essere nano, il che lo renderebbe simpatico se questa sua condizione non gli avesse avvelenato la vita, spingendolo a odiare tutti e tutti sperando di eliminare. Più di cento pagine per dirlo non sono poche, ma è un argomento che Merlo esamina e sviscera da più punti di vista. Quella principale è la chiave psicoanalitica, da lui esplicitamente chiamata in causa. Su questo avrei da fargli un’osservazione, non poco indignata: nel mentre discetta di razza e di razzismo si trova a scrivere: “… per dirla con ironia, una soluzione finale …”. Orrore! Il vecchio Sigmund spiegò la cosa con il concetto volgarmente noto come “lapsus freudiano”:  l’inconscio non si lascia imbrigliare dalla volontà razionale e, mediante parole o gesti apparentemente fuori posto, manifesta la propria esistenza e le proprie convinzioni. Ecco, gentile Merlo, se lei discetta di “razza” come le può passare per la mente che esista un approccio ironico alla “soluzione finale”? E faccio presente che il nome di Hitler, senza ironia, si ritrova due pagine più avanti. Inquietante, vero?

Del resto, quest’uomo vive la tragedia dello sdoppiamento. Osserva sé, pensandosi altro da sé. E se ne compiace nel momento stesso in cui se ne disgusta. Infatti afferma di avere raccolto i pezzi scritti su di me “benché io non ami i libri dei giornalisti e meno che mai i libri che dei giornalisti ripropongono gli articoli”. Qualcuno lo aiuti.

Fortunatamente nella sua prosa, che mantiene una sua eleganza formale anche se costretta ad affrettarsi per star dietro ai sogni e agli incubi del suo autore, ci sono anche passaggi d’impareggiabile soavità. Come può un socialista, si chiede stupito, trovarsi al fianco di Silvio Berlusconi? “E’ come se il capitano di una nave corsara si mettesse al servizio di un armatore”. Strepitoso e fantastico. Cosa crede che siano stati, i corsari? Esattamente capitani al servizio di un armatore, per la precisione della corona d’Inghilterra. Per questo erano “corsari”, altrimenti sarebbero stati “pirati”, e temo che al Merlo sfugga la differenza. Cose che capitano, specie se al posto dei libri di storia ci si è formati nell’educativa e rilassante visione della tv dei ragazzi: la nonna del corsaro nero.

La stessa formazione fumettistico-televisiva lo induce ad accomunare i precari ai kulaki, supponendo che io odi entrambi: laddove l’odio staliniano contro tali contadini era scatenato dal loro disporre di appezzamenti di terreno, quindi dal loro non essere precari. L’esatto contrario, insomma. Ma lasciamo perdere, veniamo al dunque.

Io non odio proprio nessuno. Le battute e i ragionamenti sull’essere bassi possono ancora essere tollerati fra ragazzini, nella speranza che dispongano di genitori capaci d’allungar loro uno scapaccione e insegnare che le persone valgono per quel che sono, non per l’essere alti o bassi, cicci o smilzi. Da un adulto non ci si aspetta tali argomenti. E’ imbarazzante. Lui ci ha scritto un libro, che ho ancora fra le mani. Lo giro e lo rigiro e non mi capacito. Ebbene sì, Merlo mi ama. Lo dico con pudore, sapendo entrambi alieni da pregiudizi e trattandosi naturalmente di amore non erotico. Lo si capisce dal fatto che mi detesta troppo e con troppo ardore, non mancando di riconoscermi meriti e positività. La sindrome è chiara, sicché avrei una proposta: dato che non si può andare in vacanza dai propri incubi, perché non proviamo a fare le vacanze assieme? Le mie sono brevi. Come me, del resto.

 


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