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Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Intervista a Emanuele Baldassarri, Istruttore di Karate IV dan

Postato da on mag 20th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

  • Nasce a Roma nel 1976
  • Pratica diverse discipline sportive a livello agonistico
  • Dal 1989 intraprende la carriera agonistica nell’ambito delle Arti Marziali
  • 1998 – 1999 Milita tra le fila del Gruppo Sportivo Fiamme Oro
  • Calca tatami in ambito nazionale e internazionale
  • Nel 2003 diventa allenatore
  • Attualmente è Istruttore IV dan
  • Presso il comitato regionale del Lazio ricopre la carica di allenatore dei CASK (Centro Alta Specializzazione Karate)

www.Baldassarrikarate.org

Parliamo di te e del tua passione per il Karate…
Ho dedicato gran parte della mia vita agonisitica alla pratica di questa disciplina, alla quale sono stato indirizzato da mio padre Lino Baldassarri. E’ stato un percorso di duro lavoro e sacrificio, sorretto, però, da un grande amore per il karate. Tutti fattori che mi hanno permesso di raggiungere traguardi importanti e di conseguire quel bagaglio di esperienza che adesso impiego nell’insegnamento alle giovani leve.

Tu sei Istruttore IV dan. Come si fa a crescere nel sistema dei gradi di cintura del karate?
Ci sono due strade per progredire in questa disciplina; c’è chi effettua un esame presso la federazione; percorso, questo, accessibile a tutti. E c’è chi intraprende la carriera agonistica, calcando tatami di rilevanza nazionale e internazionale, fino, poi, ad intraprendere la carriera dell’insegamento.

Perché scegliere proprio il Karate?
In generale posso dire che qualsiasi attività sportiva fa bene da un punto di vista psico-fisico.

In particolar modo il Karate favorisce lo sviluppo delle capacità coordinative. Può risultare, quindi, particolarmente utile non soltanto durante la fase della crescita, ma anche durante l’età adulta, aiutando a recuperare quei movimenti di coordinazione che, se in un bambino possono essere spontanei, in un adulto possono necessitare di qualche sollecitazione.

Il karate può essere identificato come uno sport di attacco?
Il Karate nasce come disciplina di autodifesa; da impiegare, poi, semmai per un eventuale contrattacco.

E’ uno sport di gruppo o individuale?
E’ certamente corretto parlare del Karate come di uno sport individuale. Tuttavia è anche vero che quando si sale sul tatami c’è un avversario da affrontare; questo significa, quindi, che c’è un confronto, che di fatto prescinde dall’individulismo. Inoltre il lungo lavoro di preparazione, e poi il confronto stesso, avvengono all’interno di una palestra dove c’è una collettività, e continuamente viene stimolato un rapporto di collaborazione tra compagni di allenamento.

Il Karate insegna a confrontarsi con l’altro nel rispetto di alcune di regole.
Potrebbe, quindi, essere un’arma contro il bullismo?
Certamente si. La pratica del karate aiuta a maturare una forma di autodisciplina fondata sull’autocontrollo, sul rispetto per l’avversario, per il maestro, per i compagni. Tutti valori che vanno nella direzione opposta all’abuso e la violenza che sono all’origine dei fenomeni di bullismo. Più in generale posso dire che praticare attività sportive, sopratutto a livello agonistico, richiede fatica, impegno e sacrificio, non lasciando spazio e tempo per distrazioni di tipo non costruttivo.

Io amo definire il karate un viaggio introspettivo: si impara a conoscere sé stessi, perché pemette di stabilire un rapporto consapevole con il proprio corpo e le proprie emozioni.

La pratica del Karate può tornare utile alle donne per la difesa personale in caso di aggressione?
Io dico sempre che qualsiasi allenamento è utile, fare qualcosa è senz’altro meglio che non farlo. Bisogna, però, riconoscere che una donna sola di fronte ad un uomo o, ancor peggio, ad un gruppo di uomini, per quanto allenata, difficilmente può riuscire a contrastarlo in maniera efficace, perché ha comunque una diversa fisicità; piuttosto può essere importante riuscire ad individuare il momento più opportuno per la fuga. In questo senso l’aver praticato il karate può essere di supporto, in quanto esso insegna a mantenere la lucidità sotto sress, a gestire le emozioni, a essere centrati; tutte cose che nei momenti critici possono tornare utili, creando le condizioni psicologiche idonee a cogliere la circostanza più adatta per fuggire.

Il tuo ruolo di insegnante ti permette di essere continuamente a contatto con le nuovi generazioni di atleti. Qualche giovane promessa?
Menzionare singoli atleti è sempre riduttivo nei confronti degli altri, per ognuno dei quali si può registrare un percorso di evoluzione. Comunque, fra coloro che sono più in auge in questo momento posso citare Christian Toni, Vice Campione Mondiale Assoluto 2010, ed Elisabetta Scialanga, medaglia di Bronzo all’Open d’Italia 2010.

Torniamo a te. Progetti per il futuro?
Beh, io ho un sogno: che qualcuno degli atleti che alleno sia selezionato per i campionati con la Nazionale Italiana.


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