Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Intervista a Nino Taranto, cabarettista e attore

Postato da on apr 22nd, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3Sei stato occupato fino al 28 Marzo al Teatro Petrolini di Roma con uno spettacolo, La mia donna è sempre più differente, in cui hai giocato molto sulle diversità tra uomini e donne. Quali sono le differenze, soprattutto nelle relazioni sentimentali?
Nel mio spettacolo racconto soprattutto quello che combinano le donne, che io ritengo vincenti, non perché l’uomo sia stupido, piuttosto perché loro non danno mai risposte, fanno solo domande. Faccio un esempio, se domando ad un amico “Che ore sono?”, lui semplicemente risponde: “Sono le sette”; se, invece, faccio la stessa domanda a mia moglie, ecco che comincia: ”Perché, che devi fare” E io “ Devo sentire Tonino”, e lei di nuovo: “Che gli devi dire?”

Forse la donna ha una complessità mentale che a voi sfugge…
Alla donna piace tormentarsi; ci vorrebbe una legge: qualsiasi cosa un uomo dica o faccia a una donna, dopo otto mesi cade in prescrizione… Le donne ricordano cose di 12 anni prima e l’uomo non sa neppure a cosa si riferiscano.

Finora ha parlato delle donne, degli uomini che cosa ci può dire?

Gli uomini sono pigri… poi c’è anche qualcuno che si rovina e diventa laziale… A parte gli scherzi, tanti uomini insieme nel giro di pochi giorni diventano amici, di più, fanno gruppo; le donne nella stessa situazione in meno di tre giorni cominciano a parlare male l’una dell’altra.

Tornando invece al rapporto uomo e donna, c’è tanta incomunicabilità tra le coppie al giorno d’oggi secondo te?
Io ritengo le donne siano più attente ed intelligenti, con questo non intendo dire che l’uomo sia stupido, ma la donna si rivela certamente più capace di lui a prendere la situazione in mano, è in grado di fare più cose contemporaneamente. Se un uomo riceve una telefonata mentre guarda la televisione, sicuramente abbassa il volume. Se capita ad una donna, non solo continua a gurdare la tv, ma allo stesso tempo gira il sugo e riesce anche a non farlo attaccare. Con queste prerogative è chiaro che spetti alla donna la gestione del rapporto. Insomma, per rispondere alla domanda, uomini e donne comunicano in maniera diversa. La donna ha una comunicazione più amplia, la nostra è molto più semplice, noi non leggiamo fra le righe, se ci devi dire qualcosa, devo dirla e basta.
L’uomo dà soluzioni; la donna, invece, non cerca risposte, parla soltanto perchè ha bisogno di esporre… “e noi non gliela famo”.

Tu sei abituato a far ridere, a creare situazioni divertenti. Nella tua vita personale ci giochi mai con quasta tua capacità? Può essere una scappatoia nei momenti di difficoltà?
Certe volte si, è una tecnica.

E’ possibile parlare di temi socialmente utili, rimanendo pur sempre nel contesto della comicità?
Guai a non farlo, a me piace fare la satira di costume. Mi piace raccontare le cose che vedo, osservo e poi rimetto in piazza le cose viste. Attraverso il sorriso si possono presentare anche le cose più drammatiche.

Ricordi la prima volta in cui hai registrato un momento particolare e hai pensato “Su questo ci scrivo qualcosa”?
Ogni cosa che scrivo nasce non da una situazione, ma da un suono, da una parola, da una musica. Quello che mi colpisce è sempre qualcosa di molto fisico, magari mi viene una battuta e poi ci costruisco un percorso intorno.

Parliamo dei tuoi progetti futuri. Porterai ancora in giro il tuo spettacolo?
Si, certo, e proporrò la versione ideata per il cabaret, che rispetto allo spettacolo non ha la scenografia e non prevede la presenza di Gabriele Marconi, che mi accompagna, invece, in teatro. Tuttavia un valore aggiunto è un rapporto molto diretto con il pubblico, che viene costantemente coinvolto.
E  poi ancora interpreterò il ruolo di Don Abbondio nei Promessi Sposi, un progetto che verrà presentato a metà Maggio a Bari, successivamente in Inghilterra e infine a Roma. E’ un Don Abbondio diverso da come lo vede il Manzoni, è anche comico.

Che consigli daresti ad un giovane che vuole intraprendere questa strada?

Di studiare, di imparare con umiltà e fatica quello che è il mondo del teatro, di non avere fretta; si può emergere anche in tarda età, con un percorso di 10/12 anni alle spalle, cosa che dà l’esperienza necessaria per non bruciarsi. Generalmente chi arriva prima non ha una storia da raccontare, e diventa difficile andare avanti.

Quale può essere un canale per fare arrivare il teatro alla gente?
I comici non hanno spazio; anche Zelig, che sicuramente oggi è il principale laboratorio creativo nel campo della comico, concede all’artista soltanto ¾ minuti, non è sufficiente per entrare nel cuore della gente. Ci vorrebbe un reality comico, sarebbe qualcosa di diverso, qualcosa che ancora non c’è.


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