Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Intervista a Sergio Galanti, Ricercatore dell’Istituto Regina Elena di Roma

Postato da on apr 15th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un approfondimento sugli sviluppi della ricerca in campo oncologico


E’ importante adottare una cura personalizzata?

Si, molto. Il cancro è il risultato finale di una serie di tappe intermedie, ovvero delle mutazioni che si verificano all’interno del patrimonio genetico delle cellule. Qualora si abbiano poche mutazioni si può generare un tumore benigno; nel caso, invece, si abbia un  numero maggiore di mutazioni, circa 10, il tumore si modifica acquistando carattere maligno, fino ad arrivare alla formazione di metastasi. Le mutazioni sono del tutto casuali e differenti da soggetto a soggetto, per questo diventa fondamentale personalizzare la terapia.

Lei oggi vuole parlarci della “fotografia molecolare”, che si rivela di grande utilità nell’elaborazione di terapie personalizzate. In che cosa consiste?
Proprio perchè le mutazioni cellulari che possono verificarsi sono varie e differenti, la ricerca oggi si avvale di tecniche particolarmente evolute per studiare le caratteristiche della biologia molecolare della cellula. L’insieme dei dati raccolti per mezzo di tali tecniche dà quella che noi chiamiamo fotografia molecolare. Ogni cellula contiene dei geni, circa 30.000, che per essere tradotti in proteine devono prima essere trascritti in molecole di RNA messaggero. Questo costituisce una sorta di “codice a barre”, un elemento identificativo della cellula stessa; nel momento in cui si verificano delle mutazioni si ha un codice a barre diverso. L’obbiettivo è quello di classificare i vari “codici a barre” così da poter formulare farmaci efficaci.

Ci sono delle mutazioni più frequenti?
Beh, sappiamo, per esempio, che nel 50% dei tumori il gene p53 risulta mutato.
A seconda, poi, del tipo di mutazione che si rileva, è possibile adottare strategie diverse. Ci sono anche delle sostanze che, se pur posseggono proprietà benefiche nella lotta al cancro, di fronte a determinati tipi di mutazione possono, invece, avere effetto opposto e favorirne la progressione.

Ci parli di qualcuna tecnica impiegata per la costruzione della “fotografia molecolare”.
Fra le varie tecniche impiegate, ve ne è una che permette di studiare le cellule non tumorali, ma comunque implicate nel metabolismo dei farmaci. E’ possibile, infatti, che all’interno di un organismo vi siano delle molecole che impediscano l’assorbimento del farmaco o che il metabolita non venga, poi, espulso; in quest’ultimo caso si avrebbero effetti tossici. E’ allora importante disporre di tecniche che consentano di studiare tutte le possibili mutazioni, propriamente chiamate polimorfismi, così che i dati raccolti diano dei parametri di riferimento per individuare la terapia adatta.

Che ruolo ha la prevenzione nella lotta al cancro?
L’accumulo di mutazioni innesca dei meccanismi che portano allo sviluppo del cancro, un processo che può avvenire in un raggio di tempo anche molto amplio, tra i 10 e i venti anni; chiaramente più si interviene in fase precoce e maggiori sono le possibilità di combatterlo.
La prevenzione resta, pertanto, la miglior strategia. E’, poi, opportuno sottoporsi a controlli periodici.

E’ possibile vedere il video dell’intervista al seguente link: Italialivetube


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