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Intervista ad Obama : “Non resteremo all’infinito in “Afghanistan”

Postato da on set 21st, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

ObamaSignor Presidente, lei ha fatto parecchi discorsi in proposito ma dai sondaggi emerge che gli americani nutrono ancora un grande scetticismo sui suoi piani di riforma sanitaria. Non avrà promesso qualcosa di troppo?
“No, non credo proprio di aver promesso troppo. Dobbiamo partire dal presupposto che tutti ormai riconoscono che questo è un problema. Abbiamo appena ricevuto un’analisi dalla quale risulta che i premi assicurativi per le famiglie negli ultimi dieci anni sono aumentati del 130 per cento. Ciò che ho detto agli americani è che possiamo far sì che la popolazione che non ha una copertura assicurativa possa procurarsi una insurance pool (una polizza formata da varie compagnie assicurative e concepita per condividere le potenziali perdite legate a polizze a rischio, ndt), così da avere un miglior potere contrattuale. Quello che sto cercando di fare è in particolare far capire che se non agiamo subito molti americani staranno presto molto peggio e col tempo il budget federale non potrà più sostenere le spese”.

Mi permetta di chiederle una cosa: sembra che la più viva preoccupazione dell’opinione pubblica è che questo suo piano comporterà un aumento delle tasse per la classe media americana. Durante la sua campagna elettorale, invece, lei aveva promesso che questo non sarebbe successo, che non ci sarebbero stati aumenti per chi ha un reddito annuo inferiore ai 250.000 dollari. È ancora in grado, oggi, di promettere la stessa cosa?
“Sì, sono ancora in grado di mantenere la promessa, perché circa i due terzi di quello che ci servirebbe per la nostra proposta dovrebbero essere ricavati dai soldi che già sono allocati per il sistema dell’assistenza sanitaria: solo che sono spesi male. Dovremo sicuramente trovare altre fonti per coprire le spese del rimanente terzo, più o meno, del nostro piano per l’assistenza sanitaria. Io ho proposto un lungo elenco di approcci diversi, che non avranno alcun impatto sugli americani della classe media. Non saranno costretti a pagare di tasca loro. Le compagnie di assicurazione e le società farmaceutiche dovranno contribuire versando qualcosa, in parte perché oggi ricevono sussidi ingenti dai cittadini”.


Signor Presidente, sette ex direttori della Cia le hanno inviato una lettera per chiederle di abrogare la decisione dell’Attorney General di riaprire le indagini penali sugli interrogatori condotti dalla Cia all’indomani degli attentati dell’11 settembre. Che cosa pensa di fare in proposito?
“Premetto di avere la massima considerazione della Cia. Ho detto e ripetuto che voglio guardare aventi e non indietro quando si parla ai problemi della precedente Amministrazione o degli interrogatori. L’Attorney General deve valutare che cosa è accaduto. Per come vedo la situazione, a questo punto non si tratta di un’indagine penale, ma semplicemente di condurre un’inchiesta per capire che cosa è successo”.

Affrontiamo il tema dell’Afghanistan. Continuiamo a sentir ripetere che il generale McChrystal sta per chiederle di inviare ancora altre migliaia di soldati americani. Sta prendendo in considerazione una decisione del genere?
“Non ho preso in considerazione la cosa perché finora non mi è stato chiesto. Vorrei però ricordare agli americani come siamo arrivati a questo punto. Quando io sono stato eletto l’Afghanistan stava andando alla deriva, perché in tutta sincerità non ci eravamo affatto concentrati su quel Paese. Io ho disposto un’immediata revisione della situazione e un’analisi esaustiva. Ho inviato 21.000 soldati per garantire che le elezioni si svolgessero in modo sicuro. Il mio compito, tuttavia, è assicurarmi che la nostra strategia resti focalizzata sul nostro obiettivo primario, che è quello di smantellare, sconfiggere e distruggere al Qaeda e i suo alleati che hanno ucciso gli americani e stanno tuttora complottando di ucciderli”.

E se il generale McChrystal le chiedesse tutti quei rinforzi, avrebbe difficoltà o no nell’accontentarlo?
“La mia priorità è una: che cosa dobbiamo fare per proteggere il popolo americano e il suolo americano? L’Afghanistan e il Pakistan sono elementi critici di questo processo, ma l’unico motivo per il quale invierei un giovane o una giovane in uniforme in una qualsiasi parte del mondo è perché lo reputo necessario e indispensabile ai fini della nostra sicurezza. Quello che non voglio che accada è ritrovarci a dover continuamente inviare altri soldati, investire altri soldi e altri risorse senza aver prima controllato e verificato come funziona il tutto. Non mi pongo scadenze per la presenza americana in Afghanistan ma non sono uno che crede nell’occupazione a tempo indeterminato di altri paesi”.

Signor presidente, lei ha annunciato un cambiamento importantissimo nella strategia americana: ha dichiarato che non procederemo con la realizzazione dello scudo missilistico difensivo da posizionare vicino ai confini russi. Non avrebbe dovuto cercare di ottenere qualcosa di specifico in cambio di questa sua decisione?
“Tenga presente che quando George Bush annunciò il suo proposito di realizzare uno scudo antimissile nella Repubblica Ceca e in Polonia, io all’epoca dissi che un sistema missilistico difensivo ci occorreva, è vero, ma prima di tutto era necessario essere certi che fosse efficiente, che il rapporto costi-benefici fosse conveniente, che le tecnologie adottate fossero attuabili, che quella, insomma, fosse la migliore strategia possibile. Ebbene, niente di ciò è stato dimostrato. Quindi appena mi sono insediato alla carica di presidente ho chiesto alla stessa persona da me appena assunta – Bob Gates, mio segretario alla Difesa nonché Capo di Stato Maggiore – di dirmi se alla luce di quello che sapeva al momento, delle tecnologie di cui eravamo in possesso e di quello che sapevamo della minaccia iraniana che è sempre stata la nostra prima preoccupazione – non la Russia, quindi – se il sistema così come era stato progettato era il migliore possibile. Le persone alle quali l’ho chiesto mi hanno risposto: alla luce di quello che sappiamo adesso c’è un sistema migliore. Pertanto non eliminiamo una difesa missilista adesso, ma predisponiamo un sistema più accurato, più efficiente dal punto di vista dei costi, e che risponda adeguatamente alle minacce reali che avvertiamo provenire dall’Iran. Il mio compito non consisteva affatto nel negoziare con i russi. Non sono i russi a dover decidere quale deve essere il nostro atteggiamento nei confronti della nostra difesa. Noi abbiamo deciso per il meglio su come proteggere il popolo americano, i nostri soldati in Europa e i nostri alleati”.
copyright Cbs
Traduzione di Anna Bissanti

(21 settembre 2009)

Fonte la Repubblica.it


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