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IRAQ: BOMBA A KIRKUK, DECINE I MORTI

Postato da on lug 1st, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

il disastro di Kirkuk

il disastro di Kirkuk

BEIRUT/BAGHDAD – Puntuale e allo stesso tempo imprevista, anche oggi la morte ha consegnato il suo carico di terrore e sangue agli iracheni, da 24 ore in festa per il completamento del ritiro delle truppe Usa da tutti i centri abitati del Paese dopo sei anni di occupazione. Almeno 25 morti – ma forse sono oltre 30 – e una sessantina di feriti, è il bilancio di un attentato dinamitardo compiuto nella contesa città settentrionale di Kirkuk. E oggi sono morti quattro soldati americani in seguito alle ferite riportate ieri in scontri a fuoco. Un’autobomba è esplosa nel tardo pomeriggio nell’affollato mercato di Shorja, quartiere misto curdo-arabo dell’importante centro petrolifero del Paese, proprio nel giorno in cui a Baghdad si era svolta l’asta per l’assegnazione a compagnie straniere di otto campi di petrolio e gas dopo 40 anni di nazionalizzazioni. 

La scelta di Kirkuk come teatro del terrore nel “Giorno della sovranità nazionale” non è casuale: qui si concentrano le tensioni di un intero Paese, che aspira a rinascere dopo la dittatura e l’occupazione straniera, ma che a sei anni dall’invasione militare continua a esser minacciato da chi vuole scardinare la sua unità secondo linee etniche e confessionali. Non è un caso che il ministro della difesa Usa, Robert Gates, abbia affermato oggi che in alcune zone dell’Iraq le violenze rischiano di proseguire nel corso dei prossimi mesi: “La situazione resta pericolosa”, ha detto, riferendosi anche alla morte dei quattro soldati. Saranno ricordati come gli ultimi quattro soldati Usa morti in Iraq prima del ritiro dalle città delle truppe americane: ufficialmente da questa notte, i 133.000 soldati statunitensi sono operativi solo nelle zone rurali e alloggiano nelle numerose basi sparse nel Paese. Così fino all’agosto 2010, quando inizierà il vero e proprio disimpegno, che si dovrebbe concluderà entro il 2011. Sono intanto proseguiti oggi i festeggiamenti per la “ritrovata sovranità “: dopo le sfilate militari di ieri nell’instabile regione orientale di al Anbar, a Nassiriya e nella provincia di Missan, oggi è stato il turno di parate congiunte irachene-americane in grande stile a Baghdad e Bassora, le due maggiori città del Paese. 

Per l’occasione, il governo di Baghdad ha dato vita a una vera e propria “prova di forza” per mostrare alla popolazione, ai vertici militari Usa e alla stampa che le forze di sicurezza locali sono “perfettamente in grado” di assumersi il ruolo di “protettori del Paese”: il ricostituito esercito iracheno, un tempo il più numeroso e temuto nel Medio Oriente arabo e oggi forte di 600.000 unità, è spiegato in massa in ogni angolo dell’Iraq, mentre 300.000 agenti della polizia sorvegliano tutte le province del Paese. Solo a Baghdad, ben 120.000 tra militari e agenti sono per le strade a mostrare di essere lì, al posto dei soldati stranieri, per proteggere i civili dagli attacchi terroristici. Dopo l’attacco di Kirkuk però, le rassicuranti parole pronunciate stamani dal premier Nuri al Maliki in un solenne discorso tv alla nazione, lasciano agli iracheni più dubbi e paure che certezze e tranquillità.


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