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ISTAT: aumenta il valore aggiunto in agricoltura ma resta divario con l’UE

Postato da on giu 10th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il valore aggiunto in agricoltura (il valore della produzione meno i consumi intermedi) nel primo trimestre dell’anno è aumentato in termini reali del 2,3% rispetto al trimestre precedente. “Registriamo un dato positivo e in controtendenza rispetto al risicato 0,1% del totale dell’economia nazionale. Nonostante ciò, resta il divario con gli altri Paesi dell’Unione europea e le preoccupazione per un peggioramento del rapporto tra costi e prezzi di vendita”. Lo ha sottolineato Confagricoltura in relazione ai contri economici trimestrali del primo trimestre dell’anno a cura dell’Istat.

Il valore della produzione agricola, il valore aggiunto di settore ed il reddito per addetto hanno una dinamica, ad avviso di Confagricoltura, che per l’Italia è sistematicamente peggiore di quella riscontrata nella media comunitaria e nei principali Paesi protagonisti dell’agricoltura europea come rilevato in occasione della recente Assemblea annuale dell’Organizzazione agricola. E se il reddito degli agricoltori europei mediamente è cresciuto dell’11% in cinque anni (dal 2005 al 2010), quello degli agricoltori italiani, in controtendenza, si è costantemente deteriorato, diminuendo di oltre il 16%. Sul fronte dei mercati, poi, ad aprile si sta divaricando nuovamente – dopo un positivo andamento a fine 2010 – la forbice tra costi e ricavi a causa di un calo delle quotazioni aggravato dal continuo aggravio di costi. Commenta l’Organizzazione degli imprenditori agricoli: “Abbiamo poco da gioire, ancor più in questo periodo in cui la crisi di mercato di settori importanti come l’ortofrutticolo (per colpa dell’allarme batterio E.Coli in Germania) e la suinicoltura rendono sempre più difficile la tenuta delle aziende. Bisogna creare nuove condizioni di sviluppo dell’agricoltura se si vogliono garantire crescita e ricadute occupazionali”.


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