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Joannesburg: lo scheletro di Karabo, un Australopiteco Sediba è completo

Postato da on lug 19th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lo scorso mese un dente preistorico incastrato in un masso ha condotto i ricercatori alla scoperta di un tesoro nascosto: intrappolato nella roccia, conservata nel laboratorio da anni, c’è il fossile di un ominide. Successivi scan hanno mostrato che la roccia contiene un fossile di due milioni di anni che quasi certamente farà della specie Australopiteco il più completo scheletro di ominide mai scoperto – ha dichiarato l’antropologo Lee Berger giovedì scorso.  L’osso è praticamente invisibile dall’esterno ed è stato scoperto solo dopo che un tecnico ha notato un piccolo dente nascosto in un masso delle dimensioni di 91 cm, ritrovato in una grotta sud africana nel 2008 e portato al laboratorio dell’Università di Witwatersrand a Johannesburg. Il dente era solo la punta dell’iceberg. L’analisi ha rivelato che ci sono ulteriori ossa al suo interno incluso parti di una mascella, un femore, costole, vertebre ed è possibile che ci siano anche mani e piedi. Quello che abbiamo potuto rilevare attraverso lo scanner è la più completa ossatura mai scoperta dell’ominide più vicino all’uomo.  Gli scienziati credono che i fossili scoperti sono ciò che rimane di Karabo, lo scheletro di un Australopiteco Sediba appartenente ad un bambino, che il team di Berger aveva dissotterrato precedentemente. Quello che abbiamo trovato dentro questa enorme roccia è la parte mancante dell’altro scheletro, Karabo – ha dichiarato il Professor Berger dell’Università di Witwatersrand in un’intervista a National Geographic.  L’australopiteco Sediba si è aggiunto recentemente alla lista degli ominidi ed è uno dei più enigmatici mai scoperti. Gli studi hanno mostrato che la specie possedeva un mix inusuale di tratti primitivi e umanoidi. Per esempio, gli scienziati ritengono che A. sediba poteva stare e camminare in piedi, ma ancora passava del tempo sugli alberi. Inoltre la creatura aveva un cervello relativamente grande e mani agili che suggeriscono che la specie probabilmente fosse in grado di fabbricare degli utensili.  Ma ci sono ancora molte incognite riguardo i sediba che il Paleontologo Scott Simpson ritiene i nuovi fossili possano rivelare.  Una delle cose sulle quali stiamo ancora lavorando è la forma della gabbia toracica. Non è chiaro come da quella forma si sia evoluta in quella umana, e quale relazione ci fosse fra la gabbia toracica e le funzioni degli arti superiori – ha detto Simpson della Case Western Reserve University in Ohio. Le vertebre sono una notevole scoperta perché sono relativamente fragii e tendono a degradarsi velocemente  o vengono mangiate prima che l’osso si sia fossilizzato. Nei mesi a venire le vertebre e altri ossi saranno liberate dalla roccia e portate in un laboratorio al Maropeng Visitor Center a Guateng in Sud Africa. Secondo Berger almeno qualche osso nella roccia appartiene a Karabo, perché il dente esposto sembra andare bene per il lato sinistro della mascella visibile nella roccia che a sua volta sembra andar bene per un pezzo di mascella precedentemente dissotterrato. E’ tuttavia possibile che i resti appartengano ad un altro scheletro della stessa specie, da quanto emerso sembra che nella caverna ci siano almeno 6 scheletri.

Fonte: NationalGeographic.com


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