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La bellezza sta nell’occhio di chi osserva o nell’oggetto?

Postato da on lug 12th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Una nuova ricerca condotta nel Regno Unito suggerisce che essa si trova in una regione nella parte anteriore del cervello, e cioè la corteccia mediale orbitofrontale. Gli scienziati dell’University College di Londra dicono che questa zona del cervello si “accende” quando le persone incontrano la bellezza in un’opera d’arte o in un brano musicale. Presentati sulla rivista PLoS ONE, i risultati indicano che tutte le forme di arte sono correlate, provocando un’attività nella stessa regione del cervello. Quindi in fin dei conti, la bellezza sta nell’occhio di chi osserva e non nell’oggetto.
Scrivendo nel suo articolo “Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful”, lo statista e filosofo anglo-irlandese Edmund Burke, disse: “La bellezza è, per la maggior parte, una qualità in corpi che agiscono meccanicamente sulla mente umana per intervento dei sensi.” In breve qualsiasi senso può stimolare una facoltà di bellezza unica. Quindi i sensi dell’udito e della vista sarebbero correlati con attività nella stessa o in diverse regioni del cervello?
In questo recente studio i ricercatori hanno esaminato 21 partecipanti di diversa provenienza etnica e culturale. Hanno chiesto ai soggetti di definire una serie di dipinti o pezzi musicali come “bello”, “indifferente” o “brutto”. Tutti e 21 i soggetti sono stati poi messi in uno scanner per risonanza magnetica funzionale per guardare le immagini o ascoltare la musica. I ricercatori hanno misurato l’attività dei loro cervelli.
Il professor Semir Zeki del Laboratorio Wellcome di neurobiologia presso l’University College di Londra nel Regno Unito, insieme al suo collega Dott. Tomohiro Ishizu, hanno scoperto che la corteccia mediale orbitofrontale, che gli esperti definiscono il centro del cervello del piacere e della soddisfazione, mostrava un’attività più intensa nei cervelli dei partecipanti che ascoltavano musica o guardavano immagini che avevano già definito belle.
Hanno anche scoperto che nessuna area specifica del cervello era collegata a un’opera d’arte già definita “brutta”. L’esperienza di bruttezza visiva comunque, rispetto all’esperienza di “bellezza”, era collegata a un’attivazione in diverse regioni.
Sebbene studi precedenti associassero la corteccia mediale orbitofrontale all’apprezzamento della bellezza, questo recente studio ha dimostrato come la stessa area del cervello viene attivata sia per la bellezza visiva che per quella uditiva negli stessi soggetti. Quindi la bellezza esiste come concetto astratto all’interno del cervello, sostengono i due ricercatori.
Oltre alla corteccia mediale orbitofrontale anche la corteccia visiva viene attivata da stimoli visivi. I due ricercatori hanno osservato che questa regione era più attiva quando i partecipanti vedevano un dipinto rispetto a quando ascoltavano la musica e vice versa per la corteccia uditiva.
Un interessante risultato dello studio è stata la scoperta che l’attività nel nucleo caudato, che si trova vicino al centro del cervello, saliva in proporzione alla bellezza visiva relativa di un dipinto. I ricercatori in passato avevano scoperto che il nucleo caudato era collegato all’amore romantico, suggerendo che esiste un collegamento neurale per il rapporto tra bellezza e amore.
“La questione del se ci sono caratteristiche che rendono gli oggetti belli è stata dibattuta per millenni da artisti e filosofi dell’arte ma non si è mai arrivati a una conclusione soddisfacente,” dice il professor Semir Zeki. “Lo stesso vale per la questione del se abbiamo un senso astratto della bellezza, e cioè uno che provochi in noi la stessa potente esperienza emotiva a prescindere dal fatto che la fonte sia, per esempio, musicale o visiva. Era ora che la neurobiologia affrontasse questi argomenti fondamentali,” aggiunge.
“Quasi tutto può essere considerato arte, ma noi sosteniamo che solo creazioni la cui esperienza è collegata a un’attività nella corteccia orbitofrontale potrebbe essere definita arte bella,” continua. “Un dipinto di Francis Bacon, per esempio, potrà avere un grande merito artistico ma non è bello. Lo stesso si può dire di alcuni dei compositori classici più “difficili” – e mentre le loro composizioni possono essere considerate più “artistiche” della musica rock, in qualcuno che trova queste ultime più soddisfacenti e belle, possiamo aspettarci una più intensa attività nella particolare regione del cervello quando ascolta Van Halen rispetto a quando ascolta Wagner.”


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