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Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

La Biennale di venezia

Postato da on mag 11th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry


Fare di Venezia il laboratorio internazionale di tutte le arti è il progetto della Biennale di Venezia:  non soltanto il luogo privilegiato delle nuove tendenze, ma anche lo spazio aperto alla conoscenza e al confronto di professionisti e di un pubblico consapevole e un’officina del fare per quei giovani che si affacciano al mondo dell’arte e dello spettacolo. E’ un progetto in cui i settori dello spettacolo dal vivo – danza, musica, teatro – hanno un ruolo decisivo e trovano un indirizzo comune.
In questa prospettiva sono nati l’Arsenale della Danza, il centro di perfezionamento nella danza contemporanea diretto da Ismael Ivo, e il Laboratorio Internazionale di Arti Sceniche che, sotto la direzione di Àlex Rigola, trova sviluppo e ampliamento nel 41. Festival Internazionale del Teatro. “Ci siamo incamminati lungo un percorso di maggior articolazione dei Festival – sottolinea il Presidente della Biennale Paolo Baratta – perché convinti che Venezia e la Biennale debbano essere un palcoscenico del presente e contemporaneo, ma debbano porsi anche con responsabilità il problema del domani. Per questo la manifestazione festivaliera declina in maniera diversa a seconda dei settori il rapporto con iniziative pedagogiche e sperimentali di ampio respiro, rivolte a giovani danzatori, musicisti, attori e registi impegnati a trovare il loro personale percorso artistico”.

Prendono avvio l’11 maggio, al Teatro Malibran, le manifestazioni dell’Arsenale della Danza con la nuova coreografia di Ismael Ivo, Babilonia – Il terzo paradiso, ispirata all’idea biblica della mescolanza di lingue, culture, arti, che caratterizza il mondo di oggi. Ne è interprete la compagnia internazionale di 25 danzatori – giovani tra i 19 e i 24 anni, provenienti da tutto il mondo (Usa, Canada, Russia, Grecia, Svezia, Brasile, Italia) – che costituisce l’Arsenale della Danza. Dopo il debutto a Venezia l’11 maggio (replica il 13), la nuova creazione di Ismael Ivo, che conclude la sessione annuale di master class impegnando i giovani danzatori nelle produzioni internazionali della Biennale, proseguirà in tournée in Italia e all’estero: a Padova (17 maggio), Vicenza (19 maggio), Belluno (20 maggio), Treviso (21 maggio), Verona (24 maggio), Rovigo (26 maggio), San Paolo del Brasile (1 e 2 giugno) e Santos (4 giugno).
L’Arsenale della Danza amplia e completa il suo programma ospitando fino al 15 maggio, al Teatro Piccolo Arsenale e al Teatro Malibran, creazioni che nascono da singolari progetti di formazione e ricerca. Come quello della Lia Rodrigues Companhia de Danças (12 maggio), una delle compagnie brasiliane più note in Europa, che da anni ha trasferito la sua attività in una delle realtà più difficili del continente sudamericano, le favelas di Rio de Janeiro, coinvolgendo i suoi abitanti nello studio della danza e nella realizzazione degli spettacoli. A Venezia la compagnia di Lia Rodrigues, che arriva grazie ad una collaborazione con il Serviço Social do Comércio di San Paolo del Brasile, presenterà Pororoca, l’ultimo spettacolo nato da questa esperienza. Le allieve del corso di Teatrodanza della Milano Teatro Scuola Paolo Grassi – progettato e diretto da uno dei maggiori critici italiani del settore, Marinella Guatterini, sul modello delle maggiori scuole europee – si confrontano con il lavoro di uno dei coreografi di punta della scena italiana di ricerca, Michele Di Stefano e la sua compagnia MK, in Reform Club (14 maggio); mentre alcuni allievi del Performing Arts Research and Training Studios di Bruxelles, una delle realtà europee più innovative, fondata da Anne Teresa de Keersmaeker che ne ha progettato il profilo artistico e pedagogico, e premiata lo scorso anno con il Leone d’argento dalla Biennale di Venezia, affrontano Project, don’t look now (15 maggio) sotto la guida di Xavier Le Roy e Mårten Spångberg, esponenti, come lo stesso Michele Di Stefano, di un’area di ricerca importante della danza europea, definita dai critici “non-danza” o “anti-coreografia”. Completa il panorama la Rotterdam Dance Academy (15 maggio), fra le accademie dedicate alla danza moderna e contemporanea più antiche e a tutt’oggi una delle più importanti d’Europa, con un programma eclettico che affianca frammenti di celebri coreografie – di Jiří Kylián, Nacho Duato, Mauro Bignonzetti – a lavori di più giovani artisti – Regina van Berkel, Neel Verdoorn, Bruno Listopad, Jérôme Meyer e Isabelle Chaffaud.
Le attività del settore Danza per il 2011 si concludono con l’appuntamento con una star della danza internazionale, il coreografo e danzatore israeliano Emanuel Gat, che presenterà in prima mondiale a Venezia e per la Biennale Brilliant Corners il 24 e 25 giugno al Teatro Piccolo Arsenale. Lo spettacolo nasce nell’ambito del programma European Network of Performing Arts che la Biennale condivide con il festival londinese Dance Umbrella e il centro di Stoccolma Dansen Hus. Brilliant Corners sarà anche a Londra il 10 e 11 ottobre e a Stoccolma il 14 e 15 ottobre.

Dal 10 al 16 ottobre si svolgerà a Venezia il 41. Festival Internazionale del Teatro, pensato come un festival-laboratorio che sviluppa e porta a compimento il precedente Laboratorio di Arti Sceniche. Il neo direttore catalano Àlex Rigola ha pensato a un festival come “agorà del teatro”, chiamando i migliori nomi della scena internazionale – registi, coreografi, artisti, architetti e scenografi, esperti di video-scrittura e creatori di luci – perché Venezia e la Biennale non siano soltanto il palcoscenico per la presentazione di spettacoli, ma anche e soprattutto il luogo dell’incontro, dell’apprendimento, della formazione pratica e della discussione delle arti teatrali a livello internazionale, coinvolgendo pubblico e professionisti da tutto il mondo per un’approfondita riflessione sul fare teatro oggi. Laboratori, alcuni dei quali destinati ad avere un esito pubblico, conferenze, incontri e tavole rotonde – con in media 5 avvenimenti al giorno per un totale di oltre 40 appuntamenti – si integrano al programma di spettacoli e diventano parte essenziale del Festival.

Tra l’autunno 2010 e la primavera di quest’anno si sono succeduti i laboratori di Ricardo Bartís, Calixto Bieito, Romeo Castellucci, Jan Fabre, Rodrigo García, Jan Lauwers, Thomas Ostermeier, registi dal segno inconfondibile che hanno riscritto la scena in termini radicali, oggi nomi di richiamo per tutti i festival che contano. Rigola è riuscito a coinvolgerli tutti attorno ad un unico progetto – una versione personale e contemporanea dei sette peccati capitali – per la seconda tranche di laboratori che si svolgerà nel corso del Festival. Il risultato finale, intitolato I sette peccati e programmato nell’ultimo giorno del Festival, sarà un percorso di sette brevi spettacoli, come uno sguardo prismatico sul nostro presente, che si snoderanno in altrettanti luoghi della città: dal Teatro La Fenice all’Ateneo Veneto, fino al Conservatorio Benedetto Marcello e all’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti.
Di ognuno dei sette registi coinvolti nei Sette peccati, Rigola ha scelto poi di portare uno spettacolo che fosse rappresentativo della loro poetica.
Acclamato dalla critica internazionale, arriverà in Italia per la Biennale la versione graffiante del classico dei classici, l’Amleto di Shakespeare secondo Thomas Ostermeier, che inaugurerà il Festival il 10 ottobre al Teatro Goldoni. L’11 ottobre la scena sarà condivisa da due artisti di punta della fertilissima scena fiamminga: Jan Fabre, che a Venezia porta il suo ultimo spettacolo, Prometheus Landscape II, anch’esso in prima per l’Italia al Teatro Piccolo Arsenale, e Jan Lauwers e la sua Needcompany, interprete al Teatro alle Tese di Isabella’s Room, considerato uno spettacolo cult della compagnia. Lo sport antico e un tempo popolare del pugilato si fa metafora di un Paese e di una società nello spettacolo El Box di Ricardo Bartís, regista capostipite del teatro di ricerca in Argentina. Noto alle scene europee, ma raramente invitato in Italia, Bartís sarà per la prima volta alla Biennale sul palcoscenico del Teatro alle Tese il 12 ottobre. Protagonisti della giornata del 13 ottobre, due personalità quasi antitetiche come Romeo Castellucci e Rodrigo García: il primo con la Socìetas Raffaello Sanzio affronta la complessità dello sguardo nel suo secondo studio Sul concetto del volto nel Figlio di Dio al Teatro Piccolo Arsenale, mentre il regista ispano-argentino, al Teatro alle Tese con Muerte y reencarnación en un cowboy, prende a pretesto il mito western per uno dei suoi esplosivi attacchi ai riti quotidiani della nostra società. Di Calixto Bieito, che tanto ha fatto parlare per le sue iconoclaste regie liriche, ma raramente presente in Italia con il suo lavoro teatrale, si vedrà il 14 ottobre al Teatro Goldoni, in prima per l’Italia, Desaparecer, un “poema-concerto per due voci perse nella nebbia”, che parte da una duplice ispirazione letteraria, Edgar Allan Poe e Robert Walser, e fonde le due passioni di Bieito – teatro e musica.

Accanto a questo primo nucleo originario di registi, Rigola ha poi invitato i campioni del cosiddetto teatro post-drammatico, Stefan Kaegi con il suo collettivo Rimini Protokoll e due artisti della coreografia come Josef Nadj e Virgilio Sieni. Anche in questo caso laboratori e spettacoli sono un progetto integrato. Stefan Kaegi condurrà un laboratorio, Video Walking Venice, che ha il sapore di uno dei tipici interventi urbani del gruppo, con i partecipanti sguinzagliati per campi e calli di Venezia armati di iPod touch. Il laboratorio troverà compimento con l’interazione del pubblico negli ultimi tre giorni del Festival, il 14, 15 e 16 ottobre, in un percorso che partirà da Ca’ Giustinian. Del collettivo berlinese si vedrà anche l’ultimo spettacolo, Bodenprobe Kaschstan, il 15 ottobre al Teatro Piccolo Arsenale, uno spettacolo che intreccia il percorso del petrolio ai flussi migratori tra le ex repubbliche sovietiche e la Germania.
Anche Josef Nadj e Virgilio Sieni, figure atipiche del mondo coreografico, all’incrocio tra danza, teatro, arti figurative, terranno ognuno un laboratorio sul movimento dedicato ad attori. Di loro si vedranno, inoltre, due spettacoli: Woyzeck ou l’ébauche du vertige di Nadj, un esempio dei più intensi della poetica fatta di gesti, oggetti, apparizioni dell’autore franco-ungherese, sarà in scena il 15 ottobre al Teatro alle Tese; e Osso, il toccante e intimo dialogo tra un padre e un figlio, costruito sulla sapienza di gesti quotidiani che diventano rito, di Virgilio Sieni, sarà in scena il 16 ottobre.

Alle giovani compagnie italiane più innovative il 41. Festival Internazionale del Teatro riserverà uno spazio quotidiano (dall’11 al 15 ottobre). E’ Young Italian Brunch, che scherzosamente allude all’orario – le 13.00 – in cui si presenta un assaggio del panorama nazionale, con il desiderio di rendere visibile soprattutto a operatori e curatori stranieri quanto offre una scena esuberante ma ancora poco nota ai circuiti internazionali.

Dei 15 laboratori in programma, volti ad abbracciare lo spettacolo nella sua complessità e nei suoi diversi aspetti, ne è previsto uno di scenotecnica, che si concluderà direttamente sulle scene del Festival: allievi del corso in Scienze e Tecniche del Teatro dell’Università Iuav lavoreranno infatti alla costruzione delle scene originali per l’allestimento di El Box di Ricardo Bartís. L’artista delle luci Carlos Marquerie guiderà invece i partecipanti al suo laboratorio alla scoperta dei segreti dell’illuminotecnica nell’era della tecnologia digitale; mentre Àlex Serrano, autore di tanti progetti multimediali d’avanguardia, terrà una settimana di workshop per registi teatrali su modalità, tecnica e creatività nell’impiego del video in tempo reale.
Ai fondamenti della nostra cultura teatrale, a Shakespeare, al suo impareggiabile verso e alla sua scuola di recitazione, al modello con cui per ogni attore è indispensabile confrontarsi, è dedicato un altro laboratorio. E all’esercizio della critica, infine, strumento indispensabile di una civiltà teatrale, è dedicato un laboratorio condotto da Andrea Porcheddu che percorrerà l’intera settimana del Festival. Prolungamento del “Progetto OctoberTest”, che aveva accompagnato il Laboratorio Internazionale di Arti Sceniche, ai sette giovani critici che hanno seguito la prima parte, si aggiungeranno altri cinque selezionati: insieme seguiranno tutte le attività del Festival e formeranno una redazione che lavorerà sia su web che su carta, fornendo un “foglio” quotidiano di informazione e approfondimento sul Festival.

Jan Pappelbaum (11 ottobre), Jim Clayburgh (12 ottobre), Margherita Palli (13 ottobre), Nick Ormerod accompagnato da Declan Donnellan (14 ottobre), Anna Viebrock (15 ottobre), artisti di fama internazionale che con la loro poetica personale non hanno soltanto dato corpo a sogni e visioni dei registi con cui hanno lavorato, rendendo praticabili le loro narrazioni “impossibili”, ma hanno impresso un segno indelebile sul lavoro stesso di questi registi contribuendo all’evoluzione del linguaggio scenico, saranno presenti a Venezia per una serie di conferenze sulla scenografia nella sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (ore 11.00).
Sempre nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, ma negli orari pomeridiani (alle 17.00 e alle 18.30), pubblico e critica potranno incontrare Thomas Ostermeier (11 ottobre), Jan Lauwers e Calixto Bieito (12 ottobre), Romeo Castellucci e Rodrigo García (14 ottobre), Ricardo Bartís e Jan Fabre (15 ottobre).
Previsti successivamente al debutto degli spettacoli in programma, gli incontri con i registi saranno per questo un’occasione in più di conoscenza e confronto per il pubblico di appassionati come per i professionisti.

Per una settimana il 41. Festival Internazionale del Teatro “invaderà” la città, dagli spazi deputati a quelli più inconsueti fino ai suoi campi e campielli: la sede storica della Biennale – con la Sala delle Colonne e il Laboratorio delle Arti di Ca’ Giustinian – e i tradizionali spazi all’Arsenale – con il Teatro alle Tese e il Piccolo Arsenale; le sale del Teatro La Fenice – Apollinee e Rossi; il Teatro Goldoni, il Teatro Fondamenta Nuove e il Teatro di Ca’ Foscari a Santa Marta “Giovanni Poli”; il Conservatorio Benedetto Marcello – con la sala dei concerti e la sala prove; l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e la sua sala del Portego; il Laboratorio Alias.

Da tempo la Biennale di Venezia si impegna a valorizza le risorse del territorio del Veneto avviando e consolidando la collaborazione con enti e istituzioni come Arteven, con cui quest’anno ha realizzato la tournée dello spettacolo di Ivo nel Veneto, il Teatro La Fenice, il Conservatorio Benedetto Marcello, l’Università Iuav, il Teatro Fondamenta Nuove. In questa prospettiva si colloca l’intervento della Regione del Veneto a sostegno dei programmi dei settori dello spettacolo dal vivo della Biennale di Venezia.

I programmi dell’Arsenale della Danza e del 41. Festival Internazionale del Teatro sono da oggi sul sito della Biennale di Venezia: www.labiennale.org
Le informazioni sui bandi per i laboratori ancora aperti (di Josef Nadj, Virgilio Sieni, Carlos Marquerie, Àlex Serrano e su Shakespeare) saranno pubblicati sul sito della Biennale a partire dal 16 maggio.
Le prossime audizioni per l’Arsenale della Danza si terranno a Vienna il 6 agosto nell’ambito di ImPulsTanz e a Venezia il 22 ottobre. Il bando di partecipazione sarà sul sito della Biennale a partire dal 16 maggio.


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