Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

La consapevolezza dei propri diritti è ancora oggi un lusso che non tutte le donne possono permettersi

Postato da on mar 29th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Giovedì 31: 4° incontro con “Le virtù delle donne” dell’Osservatorio O.N.Da

C’è giustizia per le donne in Italia? Quindi vi sono veramente libertà, diritti, rispetto. Giustizia, appunto? Qual è il concetto di giustizia delle donne? Sono questi i punti di partenza del quarto appuntamento del ciclo su Le Virtù delle Donne, organizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna che si terrà il 31 marzo alle 17,30 alla Sala Conte Biancamano al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (ingresso libero fino ad esaurimento posti, accesso da via Olona 6).
All’incontro interverranno – introdotti da Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo, e Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da – Anna Alberti, giornalista di Marie Claire (partner di O.N.Da in questi incontri), Armando Massarenti, giornalista dell’inserto culturale del Sole24Ore, coordinati da Simona Tedesco, direttore responsabile del portale Lei Web di Rizzoli.

“Ogni essere umano – spiega Francesca Merzagora – ha una propria idea di giustizia. Tuttavia è chiaro che, in senso generale, giustizia significa una serie di norme atte a regolare i rapporti tra gli individui nella vita collettiva, in modo tale da rispettare i loro diritti, riducendo le disuguaglianze e lo sfruttamento dei più deboli. Resta da raccontare il rapporto tra donne e giustizia che scopriremo attraverso tre storie molto diverse ma ognuna con un suo particolare ‘messaggio’ di giustizia”.
“Chi non ricorda Filumena Marturano – racconta Armando Massarenti – la prostituta della commedia di Eduardo De Filippo? Filumena, per convincere Don Mimì a sposarla, gli confessa di avere tre figli, che non la conoscono come madre e che lei ha cresciuto sottraendo a Mimì piccoli beni. Uno dei tre è proprio figlio di Don Mimì. Ma Filumena non gli dirà mai quale è, certa che altrimenti Don Mimì dedicherà solo a questo il suo amore, favorendolo a scapito degli altri e facendo nascere la discordia tra loro. Quindi se Don Mimì vorrà essere padre per suo figlio lo dovrà essere per tutti e tre. E alla fine (‘sconsolatamente e disperatamente’) deciderà di sposare Filumena e di essere padre dei suoi tre figli. Sarà costretto a essere equo e imparziale, cioè giusto. Una giustizia con un marchingegno che il filosofo americano John Rawls chiama ‘velo di ignoranza’. Non è un’idea lontana da certe nostre pratiche comuni. In molte situazioni, quando si cerca di essere imparziali, si evita di sapere alcune cose. Don Mimì, grazie proprio al ‘velo di ignoranza’ (e dal senso di giustizia) impostogli da Filumena, è portato ad amare i ragazzi tutti allo stesso modo”.
Dal ‘velo di ignoranza’ che costringe all’imparzialità, alla ricerca assoluta della verità e della giustizia.
“In questo caso – racconta Anna Alberti – vi sono due storie diverse ma in qualche modo esemplari che rendono bene l’idea di cosa sia la giustizia declinata al femminile. Quelle di due donne avvocato – una italiana, l’altra iraniana – che  ho avuto modo di incontrare e raccontare. La prima si chiama Rosalba Sciarrone ed esercita la professione nel reggino, dove suo malgrado si è specializzata in casi difficili, approdati al suo studio grazie al passaparola tra le vittime, convinte dalla sua passione civile ma soprattutto dalla fermezza nell’opporsi al maschilismo di cui sono tuttora impregnate quelle terre. È lei che ha difeso Anna Maria Scarfò, una ragazzina violentata dal branco per tre anni consecutivi quando era  appena tredicenne, che oggi ha trovato il coraggio di denunciare nonostante l’ostracismo dei suoi concittadini. Tra le sue ‘protette’ ci sono anche imprenditrici ribellatesi al pizzo, mogli picchiate e non più disposte a subire, vittime di stalking. Tutti casi che ha sentito il dovere di assistere perché non bisogna mai smettere di riaffermare valori come la dignità femminile, niente affatto scontati. Sbaglia chi crede che di certe battaglie non ci sia più bisogno. Ci sono ambienti dove le pari opportunità esistono solo sulla carta: la consapevolezza dei propri diritti è ancora oggi un lusso che non tutte possono permettersi”.
Da una “certa Italia” all’Iran il passo è più breve di quanto si creda. “Con Shirin Ebadi, iraniana, nobel per la pace nel 2003 – continua Anna Alberti – ci siamo incontrate a Milano in occasione di Science for Peace. Ciò che più mi ha colpito di lei (donna giudice e presidente di Tribunale in Iran prima che le leggi komeiniste la costringessero alle dimissioni, e poi l’attuale regime all’esilio) è la forza con cui continua anche dall’estero la sua battaglia per i diritti di dissidenti politici, donne e minori (che in Iran ancora oggi possono essere condannati alla pena capitale). Ma anche la tenerezza con cui ricorda la sua cucina, la casa di Theran che ha dovuto abbandonare, le ricette che preparava per le sue figlie, oggi adulte. Una tra le sue ultime battaglie è quella per il regista Jafar Panahi, vincitore di molti premi internazionali (tra cui l’Orso d’argento di Berlino per il film ‘Offside’ nelle sale italiane il prossimo 8 aprile) in carcere da dicembre per i prossimi sei anni, con la terribile aggravante di un divieto all’espatrio e all’esercizio della professione di regista per i prossimi venti”.


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